Anna Coleman Ladd.

La scultrice che rendeva viso e dignità ai ragazzi delle trincee

Ci sono realtà che non si vorrebbero vedere e ci sono persone che, invece, le fissano dritto negli occhi e sfruttano i propri doni per addolcirle. Nella storia che vi racconto non c’è un lieto fine, ma grazie ad Anna Coleman Ladd, scultrice che creava maschere per i ragazzi sfigurati nella Prima Guerra Mondiale, c’è una possibilità.

Non poco, per chi ha perso tutto.

Anna Coleman Ladd

Anna Coleman Ladd e il suo talento duttile ed elegante.

Anna Coleman Ladd nasce a Filadelfia, nel 1878, da John e Mary Watts.

Il padre è uno scultore e sembra aver trasmesso alla figlia anche un estro artistico particolarmente duttile, che la spingerà a misurarsi con varie forme espressive.

Scriverà romanzi e dipingerà, ma a renderla famosa è proprio il talento di piegare la materia, la magia della mano che scolpisce.

Anna è preparata: studia a Roma, a Parigi e nei suoi Stati Uniti, acquisendo un gusto estetico tra il neoclassico e l’art decò. I suoi lavori sono esposti al Museum of Fine Arts di Boston – e nei giardini pubblici della città è presente la scultura “Triton Babies” – nella cattedrale di Saint John a New York, a palazzo Borghese a Roma.

Ritrae persino la bellissima Eleonora Duse.

Nel 1905 si trasferisce a Boston, dove sposa il medico Maynard Ladd e dà alla luce due figlie. Ma quel mondo elegante sta per scontrarsi con il futuro verso cui corre fiducioso, sbattendo contro qualcosa di inedito: la guerra di trincea.

Anna Coleman Ladd

La prima guerra mondiale e la scelta del dottor Maynard Ladd

E così la signora Coleman Ladd, di punto in bianco, segue il marito a Parigi dove lui opera come medico della Croce Rossa e lì scopre una realtà che la colpisce.

Lei, abituata a forgiare integrità e armonizzare la materia, incontra volti incompleti, scomposti e devastati di ragazzi feriti in viso al fronte. Hanno salvato la vita, ma perso i loro tratti somatici.

Durante la prima guerra mondiale non si andava di fino in sala operatoria. Se c’era da tagliare, lo si faceva senza badare a cicatrici e funzionalità. Ricostruire non era un’opzione e l’estetica non era un pensiero che trovava spazio in situazioni così precarie, drammatiche e anche inattese.

Anna Coleman Ladd

D’altronde, chi aveva mai visto armi chimiche, mitragliatrici e altri ritrovati di una scienza galoppante, ma diretta dalla parte sbagliata?

I ragazzi, oltre alla perdita della funzionalità del viso, soffrivano di deturpazioni tali da render loro impossibile una vita sociale, familiare e lavorativa.

Molti si suicidavano.

Fare qualcosa per i soldati sfigurati: da Francis Derwent Wood ad Anna Coleman Ladd

Francis Derwent Wood era un militare britannico ma anche uno scultore, che aveva iniziato a creare maschere volte a ricostruire le fattezze dei soldati sfigurati, basandosi sulle foto precedenti la ferita.

Anna decide di fare lo stesso in concerto con la Croce Rossa Americana. Saranno loro ad amministrare lo studio – Anna in questo è una vera artista: non ricorderebbe mai una scadenza – e piuttosto si concentra nel rendere l’ambiente confortevole e piacevole per i reduci che attendono una speranza di tornare alla vita normale.

Qualcuno di loro ha provato a farsi aiutare dal medico inglese Sir Harold Gilles, considerato inventore della chirurgia plastica, il primo a usare impianti di pelle non danneggiata per ricostruire lacerazioni, ma diverse ferite da trincea erano troppo gravi per questo tipo di trattamento e la quantità di pazienti era incredibilmente alta.

Così, per molti, una maschera eseguita con arte e amore era l’unica speranza di ritorno alla vita civile. E Anna Coleman Ladd aveva entrambi gli ingredienti da offrire.

Anna Coleman Ladd

Una maschera per una vita: il lungo lavoro di Anna Coleman Ladd.

D’altronde il compito non era facile, richiedeva tempo e perizia.

Prima si eseguiva il calco di gesso del viso offeso, poi se ne confrontavano le condizioni presenti con le sue foto precedenti alla guerra.

La base della maschera era un foglio di rame galvanizzato, ossia rinforzato da un procedimento di placcatura. Le maschere erano sostenute da lacci o appositi occhiali.

Modellato il metallo per ricreare le fattezze deturpate, era il momento della pittura.

Anna Coleman Ladd

Ci voleva quasi un mese per raggiungere un perfetto tono della pelle, la precisione del dettaglio e per aggiungere sopracciglia e baffi veri e di queste maschere Anna Coleman Ladd ne realizza ben 185.

C’era così tanto amore e tanta cura nel suo lavoro che poche sono giunte a noi.

Anche se i loro volti cambiavano con il passare del tempo, i veterani continuavano a indossare le maschere sentendole parte di loro, fino a farsi seppellire con esse.

Anna non chiede retribuzione per il suo impegno e, anzi, aiuta i soldati indigenti a curarsi.

Nel 1932, riceve dalla Francia la Legion d’Onore.

E tanti ragazzi diventati adulti in trincea hanno ricevuto da lei una tangibile possibilità di andare avanti con la vita.

Anna Coleman Ladd

Vorreste saperne di più? Seguite i link qui sotto

https://www.journals.uchicago.edu/doi/pdf/10.1086/aaa.47.3_4.25435155

https://www.smithsonianmag.com/arts-culture/faces-of-war-145799854/

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