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Livia Drusilla: Augusta moglie, Augusta madre e Augusto lupo vestito da Agnello14 min read

Livia Drusilla: Augusta moglie, Augusta madre e Augusto lupo vestito da Agnello

Livia Drusilla

Livia Drusilla fu la moglie di colui che tutti conosciamo come Augusto, il primo principe di Roma.

Per la precisione, le nozze con Livia, per Augusto, furono le seconde valide per la legge romana. Infatti, ad Ottaviano viene attribuito un fidanzamento e relativo contratto matrimoniale con la figlia di Fulvia, quindi la figlia acquisita di Antonio.

Sembra che il matrimonio con Clodia Pulcra non fu mai consumato, quindi è da considerarsi nullo. Ovviamente stando a quanto rivelano le fonti augustee.

Ma chi era Livia Drusilla?

Nel suo sangue scorreva il sangue di due delle più antiche famiglie di rango senatorio di Roma: i Livii e i Claudi.

Suo padre fu Livio Druso Claudiano che morì suicida a Filippi perché appartenente allo schieramento dei cesaricidi.

Sembra che dal genitore, la giovane Livia prese in dote il carattere casto e lo spiritò di dignità del mos maiorum senatorio.

Sposa in prime nozze Tiberio Claudio Nerone che durante le guerre civili tra Ottaviano e Antonio è ancora una volta, come fu il suocero, dalla parte sbagliata della barricata.

Tiberio Claudio Nerone, dopo l’assedio di Perugia, finisce nelle liste di proscrizione.

Questo momento è forse quello in cui Livia potrà mai suscitare, negli occhi di chi la osserva anche oggi, qualcosa che possa somigliare alla tenerezza.

Nonostante l’aria torbida che aleggiava a Roma, lei rimase al fianco del marito e lo accompagnò persino nella fuga attraverso i boschi del Piceno.

Coi capelli e le vesti che finivano per impigliarsi nella boscaglia e il piccolo Tiberio attaccato alla mano. Quasi come una versione femminile di Enea che fugge da Troia in fiamme.

Livia Drusilla

Fino a questo momento Livia Drusilla è la perfetta incarnazione del suo rango: Ferma, fedele e attaccata ai valori a cui la sua famiglia l’aveva educata.

Ma, nel 38 a.C. troviamo Livia pronta a convolare a nozze con colui che gli aveva portato via tutto.

Il matrimonio con il futuro Augusto

Livia sposa Augusto che, almeno da come raccontano le fonti, è talmente innamorato che ripudia in tempo record la moglie Scribonia che aveva da poco messo al mondo Giulia e accoglie in casa una donna incinta del precedente marito.

Tant’è che il secondo figlio di Livia Drusilla nasce in casa di Augusto.

Al giorno d’oggi potrebbe sembrare una situazione forse bizzarra, provate ad immaginare all’epoca seppur con tutta la libertà che avevano di fare e disfare matrimoni a loro piacimento.

Le voci più maligne tentarono di affibbiare la paternità di Druso ad Augusto. Se così fosse stato, fidatevi, il prode Ottaviano si sarebbe risparmiato tanti di quei grattacapi che ora avremo la possibilità di dire che siamo stati risparmiati dalle follie di Tiberio.

Tacito, invece, ci descrive una Livia Drusilla come incerta e riluttante a lasciare il marito e abbandonare così il piccolo Tiberio al padre (chi non lo sarebbe dopo aver corso di notte, tra la boscaglia con un pargolo che poteva essere ucciso con l’unica colpa di avere un padre Antoniano) ma è l’unica testimonianza in merito.

Tiberio e Druso vennero mandati alla casa paterna fino a due anni dopo quando Tiberio Claudio Nerone morì.

In fondo, è improbabile che Livia non abbia sposato di sua volontà il nuovo padrone di Roma.

Sapete cosa altro può risultare bislacco? Il fatto che Tiberio Claudio Nerone, che già doveva ringraziare di essere vivo e con parte delle sue sostanze, oltre a dover accettare le nuove nozze della moglie, si sia prodigato per accompagnarla “all’altare” facendo le veci del padre di lei.

Livia Drusilla

Da un lato queste nozze significano per Augusto l’agognato accesso alle famiglie di rango senatorio più antiche di Roma oltre ad un modo per mostrare di esercitare la sua tanto declamata clemenza, dall’altro per Livia l’opportunità di formare il nuovo governo a sua immagine sfruttando l’ascendente che aveva su Ottaviano.

In più, come è ovvio, Livia si trova a dover crescere Giulia. E presto ci saranno tanti altri bambini che cresceranno nella casa sul Palatino, tra cui i figli di Ottavia e Antonio e i figli di Cleopatra.

Tacito ci offre una Livia modello di castità e purezza sempre contrapposta alle sregolatezze di Giulia. Ma Giulia sarà solo la prima a far muovere gli ingranaggi delle macchinazioni di Livia.

Il matrimonio di Augusto e Livia Drusilla era quello che, da fuori, si può chiamare un’unione perfetta.

Lei impegnata ad incarnare ogni virtù e l’emblema della politica del marito; mentre lui disponeva le sorti del mondo ascoltando spesso i suggerimenti della moglie.

Un matrimonio che, come ci rivela Svetonio, vede Livia procurare amanti al marito. Fatto strano per noi ma non tanto per una coppia che cerca ardentemente un figlio. O, semplicemente, dopo gli aborti subiti, probabilmente Livia era molto più propensa ad accettare che altre si prodigassero in quello che a lei nono riusciva.

Entrambi avevano avuto dei figli ma la natura non voleva darli a loro come coppia. Fortunatamente, a Roma, adottare non era un problema.

Livia Drusilla nella società

Sappiamo che il compito principale di Livia fu quello della personificazione dei valori della politica di Augusto.

Ogni cosa che lei faceva veniva usata come metro di giudizio da tutte le matrone di Roma e, a pensarci bene, sono trascorsi dei secoli e non è cambiato granché.

Si circondava di amicizie in tutta Roma che costituivano la sua rete di spionaggio: non si muoveva un basolo che Livia Drusilla non conoscesse per nome e cognome.

Sappiamo che il marito la difese con le unghie e con i denti quando iniziarono a prendere forma illazioni sul suo coinvolgimento in merito alla morte di Marcello, marito di Giulia, e figlio di Ottavia.

Probabilmente è uno dei pochi delitti di cui Livia Drusilla non si sia macchiata nella sua esistenza ma la sorella di Augusto non ne fu mai del tutto convinta. Questo portò all’attrito tra le due cognate che non si riappianò mai più.

A Livia vennero attribuiti anche piccoli prodigi. Cassio Dione ci ricorda di come un giorno, mentre Livia soggiornava nella sua villa di Prima Porta, alla vigilia della battaglia di Azio, una colomba le posò in grembo un ramo di alloro.

Subito fu interpretato come un presagio di vittoria donato in grembo alla madre di tutte le genti di Roma.

Dopo Azio…

Augusto rimanda il trionfo ma fa erigere statue in onore della sorella Ottavia e della moglie Livia Drusilla. Concede loro la piena capacità di usufruire dei loro bene (cosa del tutto eccezionale per le donne romane e che sarà il primo passo per l’ampliamento dei diritti delle donne romane, quelle di un certo rango).

Inoltre, il nuovo padrone di Roma, Augusto Padre della Patria, sancisce che le due matrone godono della piena inviolabilità della loro persona

La moglie del Principe verrà ritratta come dea delle messi (Cerere); Hera (la Giunone romana) e attirittura come Artemis Boulaia: ovvero la patrona delle assemblee giudicanti.

Livia Drusilla

Questo a Roma, intesa come stato, era un privilegio mai visto e recava nella sua natura qualcosa di rivoluzionario.

Anche se questi onori, in gran parte, le vennero concessi nelle province più orientali e conosciamo con quale attenzione la coppia al comando guardava a certi tipi di dimostrazione, le iniziative di questo tipo servivano a rafforzare la solidità del legame tra marito e moglie.

Più volte Livia portò il marito a ricordare di adoperare Clemenza nei confronti di cui gli aveva fatto un torto.

Forse, anche se non ascolto le suppliche di Cleopatra che le aveva chiesto di intercedere, Livia si adoperò per i figli più piccoli della regina d’Egitto così da poterli usare come pedine più tardi.

2 a.C. il trentennale di Azio

Che Livia Drusilla e Giulia non andassero d’accordo era noto a tutti, in famiglia e tra le strade di Roma.

In fondo, quando era ormai chiaro che Livia e il marito non avrebbero avuto una discendenza loro, Livia fece l’impossibile per convincere Augusto a concedere sua figlia in matrimonio a Tiberio.

Un matrimonio non solo mal voluto e mai accettato in linea di principio dai due interessati ma per cui era riluttante lo stesso padre della sposa che non voleva quel uomo così vicino allo scettro.

Lo rispettava come soldato ma gli avrebbe preferito suo fratello Druso, se non fosse (anche lui) deceduto appena Augusto iniziò a pensare a lui come possibile successore.

Diciamola tutta: Augusto, sul trono, pur di non vederci Tiberio, ci avrebbe messo anche Cesarione. Peccato che anche lui non fosse più disponibile.

Prima dei festeggiamenti per la commemorazione per la vittoria contro la regina Egizia e per la celebrazione per la pace ristabilita, si sparse la voce di un complotto contro la persona del Principe.

Certo, non era la prima che veniva paventata e poi dissolta in una bolla di sapone o di sangue ma questa volta. I nemici erano più vicini al cuore.

Lo spettacolo in programma al Circo Massimo venne cambiato per non fomentare altre alzate di testa di coloro che volevano rovesciare il governo usando Antonio come spauracchio o giustificazione.

Tra i congiuranti, vi era infatti il figlio di Antonio: Iullo che all’epoca era l’amante di Giulia.

Livia ebbe gioco facile. Le congiure contro Augusto erano un fatto noto; che Giulia fosse una donna sfolgorante e più ingenua di quello che lei stessa pensava di essere era chiaro soprattutto a Livia. Bastò solo un sussurro all’orecchio di Augusto.

Non era la prima volta Augusto soprassedeva sulle avventure della figlia, fingendo di guardare dall’altra parte, ma in questo caso non poté comportarsi altrimenti.

Giulia vene esiliate a Pandataria (Ventotene) e gli altri congiurati vennero mandati a morte. Considerando che per le donne adultere era prevista la pena di morte, Augusto le salvò la vita.

Non fu suo padre ad ucciderla, anche se la costrinse ad uno stile di vita che non era quello a cui era abituata, fu suo marito passato alla storia come l’ottimo Tiberio.

Che fortuna, eh?

Comunque, Tiberio in tutto questo guazzabuglio del complotto, da Capri viene informato che da quel momento in poi è divorziato. (Per sottolineare quando interessasse ad Augusto di quello che pensava suo genero).

Negli anni seguenti, con poco scarto di tempo, morirono anche i due figli maggiori di Giulia: Lucio e Gaio.

Le fonti ci riferiscono che i due, per ragioni che io ritengo umane, non fossero in buoni rapporti con Tiberio e sembra anche che avessero un certo caratterino.

Lucio muore in maniera misteriosa di una strana malattia. Gaio, invece, che avrebbe voluto ritirarsi a vita privata, venne ferito mentre era in Oriente e morì per le conseguenze delle ferite.

Lo storico Patercolo, sostenitore di Tiberio e, soprattutto di sua madre, si adopera per manipolare la storia della morte del giovane Lucio.

Forse, le voci, sul coinvolgimento di Livia Drusilla, in questi casi, potrebbero essere veritiere. In fondo, Livia voleva che fosse suo figlio ad ereditare l’impero.

Non lo voleva come si vuole che il proprio figlio eccella. Lo voleva come si vogliono le cose che si pensa ci siano state sottratte con la forza e l’unica cosa a cui si riesce a pensare è come riprendersele.

Spero che il matrimonio non gli sia stato così penoso.

Alla morte dei due nipoti, Livia riesce a convincere il marito, affranto per l’ennesima perdita, ad adottare l’ombroso Tiberio.

Augusto impone un’adozione legata ad un ulteriore adozione: quella di Germanico e quella di Agrippa postumo.

L’atmosfera in casa doveva essere rovente. I figli rimasti di Giulia si deve pensare che parteggiassero per un condono della pena della madre e l’unica cosa che ottennero è un rientro a Reggio Calabria.

Forse Livia imponeva il proprio potere su Augusto in merito alla figlia esule, forse l’Augusto genitore voleva tenerla lontana da Roma per salvarla da se stessa e da Livia Drusilla.

Quando il grande sodalizio al potere scricchiola talmente tanto da lasciar intravvedere qualche crepa?

Dopo Teutoburgo, quando Varo perse le aquile romane nell’imboscata di Arminio. Augusto era irriconoscibile e divenne guardingo e paranoico.

Nel frattempo anche Iuliola, figlia di Giulia, si invischia negli stessi problemi della madre e ne finisce travolta, con lei il poeta Ovidio si vede costretto a lasciare Roma.

Mentre Agrippa Postumo viene mandato in esilio per presunte menomazioni o ritardi psichici. Anche su questo punto c’è da pensare ad una interpolazione delle fonti da parte di Livia e Tiberio.

L’unico degli eredi di Agrippa che si salverà da se stesso e dalla furia di Livia Drusilla, sarà Agrippina sposata Germanico e godeva dell’enorme favore di Roma.

Non è facile definire i sentimenti del Principe in merito ai nipoti.

Tacito scrive che Augusto si recò di persona e di nascosto dalla moglie a parlare con il nipote e sembra che si parlasse di un possibile ritorno a Roma.

Augusto, a questo punto doveva essersi davvero avveduto del potere esercitato dalla moglie e ne ebbe un assaggio ancora maggiore quando l’unico suo accompagnatore nella spedizione di riconciliazione con il nipote venne messo alla berlina da sua moglie (che spifferò della missione a Livia) e si suicidò.

Dopo la morte di Augusto

Il 14 d.C. Augusto muore per un apparente aggravarsi delle sue condizioni di salute da sempre piuttosto precarie.

Oppure qualcuno a lui molto vicino, la moglie, gli porse dei fichi avvelenati.

Alla morte del Padre della Patria, il senato propose la deificazione ormai una consuetudine dopo quella concessa al Divo Giulio.

Livia Drusilla divenne Drusi Filia, Divi Augusti uxor, Tiberi Mater e totale erede delle proprietà del marito.

Ottenne il titolo di Augusta.

Livia Drusilla

Tiberio divenne imperatore e iniziò la mattanza con l’aiuto di Seiano e del tacito assenso della madre.

Giulia venne segregata in casa sua e lasciata morire di stenti, Agrippa postumo venne ucciso dopo aver fatto credere che fosse una clausola nel testamento di Augusto.

Solo Germanico e Agrippina rimangono al fianco di Tiberio anche se operando per se stesso e la moglie per essere il più liberi possibili dal giogo di Livia e del figlio.

Infatti, come affermato da Tacito, Agrippina tenta di sfruttare il fantasma di suo fratello Agrippa per sobillare reazioni contro Tiberio ma non andò a buon fine. Soprattutto fu Germanico a chiedere alla moglie di non tentare altre sortite a Livia, soprattutto per la loro salute e dei loro figli.

La vittoria in Germania cancellò l’insulto di Teutoburgo e aumentò il consenso nei favori del nipote dell’imperatore che veniva osannato ovunque come il futuro di Roma.

Ed è qui che si affaccia sulla scena Pisone governatore d’Asia nominato di fresco da Livia vestita da Tiberio.

Il governatore doveva spiare Germanico che era stato inviato a sorvegliare i Parti e quando l’Oriente iniziò ad amare troppo sia lui che la consorte, Livia vestita da Pisone si prodigò per risolvere il problema. Ma non è da escludere che Tiberio avesse una parte in tutto questo.

Ma non è tutto oro che luccica. A Tiberio le cose luccicanti non sono mai del tutto piaciute, si infuriava se qualcuno tentava di adularlo e se qualcuno lo metteva in ombra davanti all’Impero.

La caduta di Livia

Livia Drusilla

Il 20 d.C. Tiberio offre al senato la testa di Pisone e inizia in maniera sempre più evidente a prendere le distanze da sua madre. Fu celebrato il processo a Plancina, la moglie di Pisone che nel frattempo si era tolto la vita, in seguito all’avvelenamento di Germanico.

Il 23 d.C. perde la vita anche Druso Cesare, il figlio che Tiberio aveva avuto da Vipsania in prime nozze.

Tra questa data e il 25 d.C. il declino dell’Augusta Livia è evidente. Il figlio, che ormai regnava da Capri, impedì che le venissero assegnato altri onori oltre a quello di sacerdotessa del culto di Augusto.

Le rifiuta la scorta di littori per ricordarle ulteriormente di rimanere al suo posto e smettere di invadere lo spazio pubblico del suo governo.

Livia si adattò come sapeva fare e tornò nella dimensione domestica anche se le fonti ci dicono che perfino Seiano, Prefetto del Pretorio, provava soggezione dei confronti dell’Augusta.

Livia Drusilla, Augusta, lascia il mondo il 29 d.C. e le vengono rifiutati gli onori postumi da quel figlio per cui aveva sacrificato la sua intera vita. Tiberio nonno rispettò nessuna delle volontà testamentarie della madre e non concesse la sepoltura nel mausoleo di famiglia.

Si dovrà aspettare che Caligola, figlio di Germanico e Agrippina, per vedere la salma spostata al grande mausoleo di Augusto e che le venissero riconosciuti gli onori che le erano stati negati.

Nel bene e nel male, con grazia e pugno di ferro, tenne in piedi Roma in un periodo difficilissimo in cui il nascente nuovo sistema di governo era ancora un infante.

Volete approfondire? Ecco qualche fonte:

Tacito, Annales

Svetonio, Vita di Augusto

Cassio Dione, Storia Romana

Velleio Patercolo, Historia Romana

Lorenzo Braccesi, Livia

Marisa Ranieri Panetta, Le donne che fecero l’Impero

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Author

Antonia

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