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Pocahontas: verità e motivi dietro al mito5 min read

Pocahontas: verità e motivi dietro al mito 

Il suo nome evoca spazi immensi, natura incontaminata e avventure, magari persino romantiche. Pocahontas è diventata suo malgrado simbolo dell’incontro tra i “bianchi” e i “pellerossa”.

Ma perché proprio lei? E poi, le cose sono andate davvero come ci raccontano? Vediamolo insieme.

 

Pocahontas

 

Pocahontas: un incontro sotto il segno degli equivoci

Il suo vero nome pubblico era Amonute, quello privato Matoaka ma era chiamata da tutti Pocahontas, che stava per bimba testarda, perché era vivacissima, volitiva e dall’intelligenza pronta.

Per questo suo padre Powhatan – capo di oltre una trentina di tribù nella zona di Jamestown – la favoriva smaccatamente e, sebbene avesse poco più di 10 anni, la faceva spesso partecipare alle sue attività.

John Smith la vide come una giovane fanciulla dal coraggio incredibile, che gli salva la vita facendogli scudo e difendenfola dal feroce Powhatan che, insieme ad altri guerrieri, stava per aggredirlo.

 

Pocahontas

 

Nella realtà dei fatti è molto probabile che il biondo Smith non abbia capito di essere parte di un rituale onorifico di adozione, inscenato dal capo tribù e da sua figlia.

Tant’è che dopo quell’episodio John Smith inizierà a imparare l’algonquino da Pocahontas e Powhatan lo chiamerà figlio.

Giulio Cesare ci ricorda che non sempre è un buon affare, ma Powhatan non poteva saperlo.

La siccità, i contatti e il rapimento di Pocahontas

La siccità e la conseguente carestia in Virginia ci metteno lo zampino, perché i bianchi appena arrivati hanno un disperato bisogno di cibo e questo rende fitti e costanti i rapporti tra le tribù native e i coloni: cibo in cambio di utensili sembrava un buono scambio.

Poi iniziano a scambiarsi anche figli, perché possano imparare ciascuno la lingua e gli usi dell’altro.

Ma la siccità non rientra e tutto peggiora, anche i rapporti tra le due popolazioni. I bianchi sono voraci, la terra secca e avara e a breve giro si torna ognuno per sé.

John Smith, con una delegazione, cercherà di ricucire i rapporti, almeno sul fronte commerciale, ma una notte Pocahontas lo avvisa di un intrigo ai suoi danni, consentendogli di mettersi in salvo.

Non sappiamo se la ragazzina abbia gito di sua iniziativa o stia stata inviata come messaggera dal padre Powhatan, ma i contatti da parte dei nativi si allentano in maniera pacifica.

Da parte dei coloni la questione sarà diversa, perché nel 1612 il capitano Samuel Argall, sempre in cerca di cibo, intercetta Pocahontas e con la scusa ingannevole di uno scambio di ospiti/prigionieri la conduce forzatamente a Jamestown.

 

Pocahontas
Samuel Argall

Da Pocahontas a Rebecca: la nuova vita di una giovane indiana.

A Jamestown i coloni, piuttosto che usarla per uno scambio di prigionieri, decidono di farne una di loro.

Nella primavera del 1614 Pocahontas “rinuncia pubblicamente all’idolatria”, viene battezzata con il nome di Rebecca e diventa moglie di John Rolfe.

C’era amore? Negarlo a prescindere, sostiene James Ring Adams, studioso dell’American Indian Museum, è mancare di rispetto a Pocahontas, che è sempre stata fiera e volitiva.

D’altronde ormai lei era una giovane donna e le barriere culturali erano più flessibili da parte dei nativi che viceversa: il matrimonio tra europei era un accordo strategico e in quel caso chi aveva da perderci era proprio Rolphe.

La fortuna però premiò l’ardito vedovo e i suoi concittadini: Pocahontas conosce bene le tecniche di coltivazione del tabacco e la sua esperienza ne ottimizza la scarsa resa, visto che gli europei lo gestivano come fosse del semplice grano.

 

Pocahontas

 

Con una produzione massiva, il fumo diventa alla portata di tutti e in due anni la Virginia non è più affamata. Un vittoria del genere merita celebrazioni in madrepatria e Rebecca Rolfe, da poco mamma, viene portata nella sporchissima, inquinatissima Londra.

Senza gli anticorpi che qualunque europeo sopravvissuto ai primi tre anni di vita aveva già sviluppato, la povera Pocahontas si ammala immediatamente e muore a soli venti anni, nella primavera del 1617.

Di lei ci resta un ritratto in cui, con orgoglio, ma possiamo anche immaginare con che disagio, indossa i rigidi abiti dell’epoca.

Le ragioni del mito di Pocahontas e quel che c’è dietro

Equivocata dai libri, trasfigurata dal grande schermo, Pocahontas era una fanciulla tenace, di grande intelligenza e coraggio, figlia di un grande leader.

Curiosa del mondo, come si è a quell’età, e quindi anche curiosa della cultura dei coloni, ma ben distante dal ripudiare propria. 

“she wasn’t selling her soul and she didn’t love white culture more than her own people’s culture. She was a spunky girl who did everything she could to help her people”. (Camilla Townsend, storica)

Perché quel che ha reso Pocahontas famosa tra i “bianchi” come tutt’ora non è tra i nativi, è il mito del buon selvaggio, la parabola dell’incivile che si lascia addomesticare e rinasce a nuova vita, che abbraccia lo stile di vita e il credo del colonizzatore europeo.

 

Pocahontas

 

Camilla Townsend, storica e professoressa alla Rutgers University:

Native Americans for so many years have been so tired of enthusiastic white people loving to love Pocahontas, and patting themselves on the back because they love Pocahontas, when in fact what they were really loving was the story of an Indian who virtually worshipped white culture. 

Una lettura molto idealizzata è anche frutto dei mezzi e dei media di un popolo che non riesce ad ammettere veramente di aver commesso un genocidio. 

Questa trasfigurazione consumistica e un po’ freudiana di Pocahontas ha reso popolare nel mondo questa giovane coraggiosa, ma decisamente meno celebre e amata tra i Nativi, a cui forse non piace loro ciò che la narrativa hollywoodiana ha fatto di lei.

 

Volete approfondire la storia di Pocahontas? Eccovi alcuni link

https://time.com/5548379/pocahontas-real-meaning/

https://www.smithsonianmag.com/history/true-story-pocahontas-180962649/

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Author

Sonia Morganti

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