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Sancha di Castiglia: regina e seme di una nuova Europa5 min read

Sancha di Castiglia: regina e seme di una nuova Europa

 

Era bionda, determinata, sapeva comandare e amava l’arte: questa fu Sancha di Castiglia, moglie di Alfonso il Casto, madre di re e regine e poi patrona di poeti e persino, una volta vedova, priora di un monastero da lei fondato, un luogo che ha tante storie da raccontare.

E, dopo la morte, Serva di Dio.

Conosciamola meglio.

Sancha di Castiglia

 

La famiglia e l’epoca di Sancha di Castiglia

 

Sancha è figlia del suo tempo e di un sensazionale crogiuolo di nazioni ancora ben lungi dal formarsi, che avevano però trovato una loro prima identità con la Reconquista.

Il padre di Sancha era Alfonso VII di Castilla y Leon, la madre era Richelda di Polonia.

I nonni paterni erano Raimondo di Borgogna e Urraca di Castiglia.

Nomi importantissimi e credo che le loro referenze geografiche bastino a farvi intuire un’Europa davvero diversa, unita da ponti culturali imprevisti che nulla avevano a che fare con i confini geografici.

Quale futura regnante, Sancha fu istruita. Sapeva di certo leggere, non è certo che sapesse scrivere, perché c’erano gli scrivani per quello, ma conosceva la poesia.

Fu in contatto con i trovatori provenzali e non solo li ospitò a corte, ma sposò anche uno di loro. Uno eccezionale, chiaramente.

Alfonso II il Casto, re suo marito, si dilettava di poesia, di lui ci resta una cansó scritta in perfetta lingua provenzale, ma sappiamo che fu autore di altri componimenti. Alfonso e Sancha ebbero nove figli e di lui non ne sono noti altri illegittimi: tanto bastò per soprannominarlo il Casto. 

 

Sancha di Castiglia
Alfonso e Sancha

Fatto che la dice lunga su come venisse concepita la funzione riproduttiva in un mondo che si appigliava alle dinastie per trovare un ordine. Ci si sposava per dovere, riprodursi era uno di quelli. A volte poteva capitare di vivere un rapporto di coppia sereno.

Alfonso portò Sancha con sé durante diversi viaggi, la trattò con rispetto – almeno da quanto si apprende dai documenti in cui la definisce “venerabilem Sanciam, nobilissima regina, regine dilecte uxori mee” – e le affidò, quando era da sola, l’amministrazione della casa reale e la cura dei figli.

Non male per un matrimonio combinato quando i due erano poco più che lattanti.

 

Sancha di Castiglia: passioni, decisioni ed eredità

 

Sancha di Castiglia
Peire Vidal

 

I trovatori la lodano: Peire Vidal o Petrus Vitalis (1140 circa –1205 circa) la descrive come “superiore a tutte le regine, senza difetti, franca, leale, amata da tutti e gradita a Dio”.

Un elogio che potremmo definire interessato se non fosse che Bertran de Born, signore di Hautefort, combattente e trovatore, di solito duro con i re aragonesi, la definisce una “buona regina” e una donna di pace.

 

Sancha di Castiglia
Bertran de Born

 

Governare le piaceva: pare sia stata la prima regina a usare il sigillo regale e non esitò a riprende con la forza alcuni possedimenti personali passati alla corona.

 

Il monastero di Sijena, la figura di Sancha di Castiglia e di tanti altri

 

Una volta vedova, come molte donne nobili e potenti, Sancha decide di prende il velo: è il turno di regnare per suo figlio Pietro II e a lei viene chiesto un passo indietro.

E, da vera regina qual è, lo fa a modo suo, ossia fondando un monastero di cui è priora e che avrà un forte impatto sulla storia europea, anche dal punto di vista artistico: Santa Maria de Sijena.

Il monastero diventerà quasi una depandance della corti europee, ospitando aristocratiche “laiche” – mi si perdoni il termine moderno – in attesa di matrimonio o in stato di vedovanza che lì potranno coltivare la cultura, i contatti e le maniere in un ambiente sicuro, protetto e con relativa libertà; così come giovani nobili considerate meno strategiche sul mercato matrimoniale. 

 

Sancha di Castiglia

 

Nel gioco dei troni, non sempre chi perde muore. Magari prende il velo e vive anche meglio

Il Monastero di Santa Maria di Sijena sarà un luogo cruciale per le sorti europee in quanto crocevia di famiglie reali, fucina di contatti, cultura e possibilità; sarà culla d’arte con i famosi affreschi del cenobio, distrutti durante la Guerra Civile spagnola, capaci di fondere suggestioni arabe, bizantine e mediterranee, unendo iconograficamente il monastero con il laicissimo palazzo dei normanni di Palermo; sarà tomba di re le cui gesta meriterebbero di essere narrate in uno spazio apposito perché sono così avventurose e spregiudicate da non trovare spazio in una sola subordinata.

 

Sancha di Castiglia

 

Sancha mancherà un ultimo appuntamento con la storia nel 1208, morendo a poche settimane da un successo imprevedibile: diventare la prima suocera di un ragazzo dal grande futuro, Federico II.

Ma anche questa è un’altra storia, che con altri mezzi ho avuto il piacere di narrare.

 

Se volete saperne di più vi lasciamo qualche riferimento:

María Dolores Barrios Martínez, Sancha, primera reina de la corona de Aragón, Instituto de Estudios Altoaragoneses, 2017 

https://issuu.com/diputacionprovincialdehuesca/docs/sancha._primera_reina_de_la_corona_

https://ifc.dpz.es/recursos/publicaciones/26/47/ebook2682_02.pdf

Sigillo di Sancha di Castiglia 

http://pares.mcu.es/ParesBusquedas20/catalogo/description/12902123

https://www.culturaydeporte.gob.es/archivos-aca/it/exposiciones-virtuales/signos-reinas.html

Monastero

https://www.medieval.eu/monastery-santa-maria-de-sigena/

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Author

Sonia Morganti

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