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Chi era Romola? – George Eliot ci racconta la Firenze del Rinascimento

Romola è un romanzo storico scritto da George Eliot nel 1860, anche se il lavoro di studio e ricerca che ha portato alla sua composizione prende le mosse alcuni anni prima. Più di uno i viaggi che la scrittrice inglese compie in Italia fermandosi con particolare interesse a Firenze, insieme al suo compagno George H. Lewes.

Romola è quindi il nome dell’eroina protagonista del romanzo, ambientato nella Firenze rinascimentale.

Nella biografia di George Eliot, firmata da John Walter Cross (colui che la scrittrice sposerà dopo la morte di Lewes), è possibile trovare l’elenco dei testi consultati tra cui compaiono i libri di Sacchetti, Virgilio, Petrarca, Machiavelli, Pulci, Gibbon e tutta una serie di scrittori dai quali la Eliot trasse informazioni eterogenee.

Sì, ma, in particolare, a chi o cosa si ispirò George Eliot per trovare il nome alla sua eroina, Romola?

Chi era Romola? - George Eliot ci racconta la Firenze del Rinascimento

Il borgo Romola

In realtà  Romola non è il nome di una persona, ma di un luogo.

Infatti, a sud ovest di Firenze, verso la Certosa, c’è un piccolo borgo su una collina chiamato Romola e proprio questo paesino appare in una lista di nove promontori che George H. Lewes scarabocchiò per Mary Ann (vero nome della scrittrice), nel suo quaderno di viaggio, dove lei compilava i suoi preziosi appunti.

Perché George Eliot avrebbe scelto per la sua eroina il nome di un luogo, oltretutto periferico rispetto al centro della Firenze rinascimentale, designata invece il cuore del romanzo?

Forse proprio con il preciso intento di collocare Romola, la protagonista, al di fuori e all’esterno della società patriarcale di cui la Firenze del Quattrocento è fulcro ed espressione.

Chi era Romola? - George Eliot ci racconta la Firenze del Rinascimento

Trama del romanzo

Romola de’ Bardi, colei che dà il titolo al romanzo, è una giovane e bellissima fiorentina. Figlia di un erudito cieco e solitario, Romola trascorre la sua vita accanto al padre – a cui fa da segretaria – senza tuttavia essere da costui apprezzata per la chiara preferenza per il figlio maschio.

Il destino di Romola si lega a quello di Tito Melema, un giovane greco sfuggito a un naufragio e che vuole farsi strada nella società fiorentina.

Gli episodi del romanzo sono intrecciati fittamente nella storia fiorentina di quegli anni: conosciamo non soltanto i personaggi di spicco, ma anche personaggi minori della città, che tuttavia calcarono le sue strade e diedero il loro contributo storico, per piccolo o grande che fosse. Oltre a Savonarola, possiamo incontrare fra le pagine di Romola – che si trasformano nelle strade della Firenze rinascimentale – Niccolò Machiavelli, Bernardo del Nero, Dolfo Spini, il pittore Piero di Cosimo, e accanto a questi sfilano altrettanti personaggi minori ma straordinariamente caratterizzati: la campagnola e ingenua Tessa, il ferrivecchi Bratti, il barbiere Nello, ma anche i Piagnoni (i seguaci di Savonarola), la cugina di Romola, Monna Brigida, e tutto il popolo di fiorentini che affolla le piazze brulicanti.

Chi era Romola? - George Eliot ci racconta la Firenze del Rinascimento

La Firenze del Quattrocento

A dire il vero, l’autrice tralascia spesso le vicende dei “suoi” personaggi per esporci nei minimi dettagli la politica fiorentina degli anni successivi alla morte del Magnifico – operazione essenziale, dal momento che Tito e Romola partecipano attivamente alla vita della città – ma la minuziosa, quasi maniacale, ricostruzione storica se da un lato trasforma questo romanzo quasi in un vero e proprio testo di storia, dall’altro lo rende un po’ pedante, uno sfoggio di erudizione. Cosa che ha decretato per lungo tempo la scarsa fortuna di Romola.

La leggenda di Romola

Nel finale Romola recupera il centro della scena e torna a essere assoluta protagonista.

Dopo aver affrontato le acque in un viaggio senza meta alla ricerca della sua vocazione, Romola sbarca in un villaggio colpito dalla peste dove si dedica a prestare soccorso ai malati, adottando gli orfani e seppellendo i morti.

George Eliot non ci dice il nome del villaggio che al lettore resta ignoto, ma il narratore, nel riferire che molte leggende sono nate dalla miracolosa presenza di Romola in quei luoghi, pare voglia suggerire implicitamente che la zona abbia preso da lei il suo nome.

Ecco così spiegata l’origine del toponimo.

 

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Fonti:

Angelici Romina, Vorrei che dal cielo piovessero rose. Vita e opere di George Eliot, Flower-ed, Roma, 2019.

Pennacchia Punzi Maddalena, Il mito di Corinne, viaggio in Italia e genio femminile in Anna Jameson, Margaret Fuller e George Eliot, Carocci, Roma, 2001.

 

About Post Author

Romina Angelici

Romina Angelici è scrittrice e saggista. Si dedica in particolare all'800 ed è esperta di letteratura inglese.
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