Fate e folletti nel Folklore Italiano

Non è semplice cercare di condurre un ragionamento sul folklore italiano relativo a fate e folletti, restando con i piedi saldi al suolo ed evitando di cadere nel banale.
Io tenterò comunque di farlo, certo dell’intelligenza dei miei lettori.

Da dove nasce la mia convinzione nel voler studiare, catalogare e salvaguardare il folklore su fate e folletti?

Un giorno mi capitò di ascoltare una storia narrata da un uomo anziano ad un bambino di circa 10 anni, sicuramente nonno e nipote, e mi tornò in mente la mia fanciullezza, a tal punto da ricordare tutte le teorie e le leggende che da piccolo avevo appreso e che in quel momento potevo analizzare con una maggiore consapevolezza.

Questo fu il momento nel quale decisi di approfondire il folklore sul “piccolo popolo” e di scrivere il libro intitolato: “FOLLETTI E FATE D’ITALIA – Trattato sugli spiriti della natura nel folklore italiano, nuovi studi su antiche leggende”, pubblicato dalla Uno Editori nel 2018.

fate e folletti d'italia

Perché Fate e Folletti?

L’essere umano ha perso il contatto con la sua spiritualità, con il mistero che un tempo riconosceva nei fenomeni naturali e nella natura stessa, e ora privo di vere ambizioni e guidato solo dalla voglia di dominare sulla natura, ignorando di esserne esso stesso parte integrale.

Parlare di fate e folletti in questo clima apatico non è semplice, come già accennato, ma ci provo volentieri.

Nelle antiche religioni gli spiriti della natura erano considerati molto, erano ritenuti regolatori e guardiani della vita stessa in ogni suo aspetto.

Nel paganesimo precristiano greco, gli Dei dell’Olimpo assumevano caratteristiche che li legavano indissolubilmente alla natura sotto i suoi diversi aspetti: il Dio del Sole, del vento, del fuoco, dei mari e cosi via per i differenti eventi naturali osservati, percepiti o anche solo ipotizzati.

Quando la religione Cristiana cominciò la sua opera di divulgazione del nuovo credo, si trovo a dover scardinare festività pagane molto sentite dalla popolazione, oltre ad un’infinità di divinità e spiriti dei quali il popolo difficilmente si sarebbe dimenticato dall’oggi al domani.

Demonizzare i vecchi Dei non deve esser stato semplice, soprattutto quando ci si trovò di fronte a divinità riconosciute come tranquille, pacifiche, dispensatrici di beni e prosperità.

fate e folletti d'italia

Cosi, come ormai tutti sappiamo, le antiche feste pagane furono rimpiazzate con festività legate alle figure dei Santi, con caratteristiche spesso molto simili a quelle delle antiche divinità sostituite.

Non solo il Cristianesimo ma il concetto stesso di monoteismo ha contribuito alla scomparsa di queste antichissime “verità” che mettevano l’uomo in relazione con molti altri esseri, invisibili, difficilmente rintracciabili senza motivi validi e prove da superare, ma mai considerati inesistenti.

Gli esseri della natura (spesso divinizzati) non avevano una connotazione tra i parametri “benevolo” o “maligno, semplicemente avevano un carattere che potremmo definire neutro: potevano essere compassionevoli ed aiutare gli uomini nel cammino della loro vita, oppure accanirsi contro questi ultimi procurandogli danni ingenti ed irreversibili, finanche la morte.

Le leggende su fate e folletti

Allo stesso modo le leggende sui folletti si rifanno in maniera eccezionale a tali caratteristiche: fate e folletti sono descritti come esseri capricciosi, solitari, spesso impegnati a vessare gli uomini ma capaci anche di azioni incredibilmente benevole all’occorrenza.

Il termine “Demone” non ha sempre avuto una connotazione negativa, dal greco “Daimon” (Essere divino – Genio), indicava uno spirito intermediario tra l’uomo e la divinità, e in tale contesto ritengo sia lecito collocare la figura degli spiriti della natura”.

fate e folletti d'italia

Volendo porre un esempio più diretto, ritengo giusto citare il termine Jinn, traducibile dall’arabo con “Genio” o “Folletto”, esseri spesso ritenuti maligni ma che, all’occorrenza, potevano essere elargitori di doni e protezione.

Tutti i Jinn (ne esisterebbero di diversi tipi) sarebbero in grado di presentarsi sotto molteplici aspetti esteriori, sarebbero legati a foreste, stagni e acquitrini, deserti, in generale a specifici ambienti naturali, e sarebbero in grado di rendersi totalmente invisibili poiché capaci di muoversi a velocità estreme. Proprio queste caratteristiche, nonché la traduzione del nome con il termine “folletto”, li avvicina agli spiriti della natura citati nel folclore italiano.

Fate e folletti nella Storia

Nel Rinascimento fu ad opera di Paracelso (Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von

Hohenheim, 1493 – 1541, medico, alchimista e astrologo svizzero) che venne pubblicato il primo trattato sugli spiriti della natura, ritenuti da quest’ultimo come “responsabili” di ogni legge ed avvenimento in natura, veri e propri “custodi” della vita naturale, se vogliamo.

Successivamente l’esistenza degli spiriti della natura, o elementali (legati ad un determinato elemento), fu esplicitamente sostenuta dalla Società Teosofica fondata da Helena Petrovna Blavasky nel 1875.

Tale concezione rimase al centro degli studi di vari esponenti dell’antroposofia, tra i quali Rudolf Steiner (1861 – 1928, filosofo, esoterista e pedagogista) che fornì una prima classificazione degli spiriti della natura come segue:

  • Gnomi: Spiriti legati all’elemento Terra, al mondo minerale, normalmente non visibili all’occhio umano. Potrebbero apparire sotto differenti aspetti; abiterebbero caverne profonde e sarebbero di statura molto minuta;
  • Ondine: Spiriti legati all’elemento Acqua, non solo allo stato liquido ma anche aeriforme (vapori in sospensione);
  • Sifidi – Elfi: Spiriti legati all’elemento Aria, solitamente si manifesterebbero come velocissimi “fuochi fatui” guizzanti nell’aria.
  • Salamandre: Spiriti legati all’elemento Fuoco, considerati molto potenti.

Il folklore di tutto il mondo cita spesso Gnomi, Folletti, Fate, Elfi e molti altri spiriti che facilmente sarebbero ricollegabili proprio alle categorie sopra riportate.

La tradizione folkloristica giapponese è ricca di spiriti di ogni genere, venerati, temuti, ma sempre e comunque rispettati dal popolo, che ha saputo tramandare antichissime leggende fino ai giorni nostri, preservandole dalle contaminazioni culturali occidentali.

Anche in Italia ovviamente non mancano leggende aventi come protagonisti questi “esseri”, spesso definiti pacifici, altre volte descritti come dispettosi, raramente giudicati pericolosi ma sempre e comunque ritenuti reali e non frutto di mera immaginazione.

Folletti e Fate in Italia

In Italia il folklore  su fate e folletti è presente in ogni regione, da Nord a Sud, anche se occorre ammettere che nelle regioni meridionali, ed in particolar modo in Puglia e in Campania, le leggende sugli spiriti della natura sono evidentemente più numerose.

In Puglia i folletti e le fate sono presenti in maniera differente nel folclore popolare, mentre i primi sono citati in numerosissime leggende e testimonianze più o meno note ed attendibili, le seconde vengono annoverate in relazione a particolarissimi monumenti o luoghi di immenso fascino.

II folletti pugliesi assumono i seguenti nomi:
  • Lauri;
  • Uri;
  • Scazzamurrieddri;
  • Sciaccuddhi;
  • Monachicchi;
  • Avurie.

Questi folletti sono descritti nel seguente modo:

Esseri piccolissimi, alti poco più di 20 cm, con corpo tozzo, arti esili e lunghi in proporzione alla loro statura, vestiti in vario modo ma comunque in abiti umili, sempre con un lungo cappello a punta ben visibile in testa.

Si narra che…

Leggenda: “Un Pastore, nel basso Salento, raccontò di aver avuto un’ esperienza molto singolare con uno Scazzamurrieddri. L’uomo, ad oggi anziano, raccontò di aver vissuto buona parte

della sua vita in una fattoria e per un certo periodo assistette, suo malgrado, ad un fenomeno veramente bizzarro: Ogni notte, alla stessa ora, il gregge di pecore scappava dalle stalle per essere poi ritrovato a pascolare poco distante dalla stessa fattoria, in modo composto ed ordinato, come se un esperto pastore stesse vigilando sule bestie. L’uomo, intenzionato a risolvere l’arcano, si mise di impegno e dopo un po’ di tempo, in cui il fenomeno non si riuscì ad arginare in alcun modo, scoprì che la causa era da attribuirsi al piccolo folletto, era lui che ogni notte portava gli animali al pascolo. La certezza la ebbe in una magnifica notte d’estate, quando, uscendo per ritirare il gregge, gli parve di intravedere la fugace figura del “folletto”, che scomparve in un istante”.

Dalla leggenda appena descritta si evince il forte legame tra il folletto e la natura, la sua voglia di vedere gli animali pascolare sereni al chiaro di luna e non rinchiusi nelle squallide stalle.

Si narra che…

Leggenda: In un paesino del Sud Salento, un uomo di circa 75 anni mi raccontò di aver avuto una spiacevolissima esperienza con uno Scazzamurrieddriu. In base alla sua testimonianza, non occorre mai chiamare o attirare l’attenzione di questo folletto, lui invece, all’età di circa 40 anni, mentre scherzava con un amico in aperta campagna, dovette aver offeso uno di questi folletti insistendo nell’affermare la loro inesistenza durante un dibattito con un amico. La stessa notte il malcapitato subì l’ira del folletto che, resosi invisibile e salitogli sul petto, provocò dolore ed apnea a tal punto da dover richiedere l’intervento del medico del paese.

A nulla valse l’intervento del Dottore, il folletto andò via solo allorquando l’uomo fu condotto in bagno dove, seduto sulla tazza, consumò un pezzettino di formaggio. La tradizione locale vorrebbe che tale gesto sia talmente sgradito all’esserino da procurargli un vero e proprio senso di nausea”

La leggenda sopra riportata lascia invece ben intuire il carattere vendicativo del folletto, probabilmente suscettibile e contrario a comportamenti umani che potremmo definire arroganti.

É anche possibile leggere una delle tecniche create dal meraviglioso popolo pugliese per esorcizzare l’essere qualora si dimostri particolarmente aggressivo.

Sperando di non essermi divulgato troppo, e di avervi fornito informazioni utili ad un eventuale approfondimento della materia, vi invito a trattare l’argomento sotto un duplice aspetto:

Teorico: studiando la storia del fenomeno, le leggende e tutto ciò che possa essere collegato al folklore di fate e folletti;

Pratico: Cercando, con l’entusiasmo con cui opera le sue ricerche ogni fanciullo, di individuare i posti descritti dalle leggende ed effettuare rilevamenti video-fotografici, sperando di poter strappare la prova dell’esistenza di questi sfuggevoli esserini.

Leggi anche: La leggenda abruzzese della Pantafica

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