Helen Keller e Anne Sullivan: il “miracolo” di tenacia e talento

Tuscumbia è una ridente cittadina dell’Alabama che si presenta come “un posto desiderabile per vivere, lavorare e prosperare” ma è anche nota per essere il luogo di nascita di Helen Keller, la cui storia si intreccia con quella della sensazionale Anne Sullivan.

Conoscete entrambe, ma non per il nome. Sicuramente avrete almeno sentito parlare di “Anna dei Miracoli”.

Helen Keller

Il titolo originale di quest’opera è “Miracle Worker”: dal libro sono stati tratti film e rappresentazione teatrale e l’Anna protagonista è la donna che insegnò a leggere, scrivere e parlare a Helen Keller, rimasta sorda e cieca a 19 mesi per via di una fortissima infezione virale.

Una bambina sfortunata e fortunata a un tempo, perché vittima di una malattia oggi curabile – si ipotizza la scarlattina o una meningite – ma nata in una famiglia benestante, in grado di cercare l’aiuto delle menti più brillanti del tempo per educare la figlia.

Si dice che a fine Ottocento l’intelligenza umana abbia toccato il suo apice, per iniziare poi una caduta.

Mi guardo intorno e non ne dubito e, a contrario, la storia della piccola Helen lo prova. Grazie alla propria volontà e rapidità di apprendimento, attraverso le azioni e la tenacia di coloro che incontrerà. Perché nessuno si salva da solo, ma la buona volontà di tutti fa la differenza.

Helen non si crogiolerà su queste fortunate coincidenze e ricambierà con uno strenuo impegno sociale dalla parte dei più deboli. Il quadro si riempie di soggetti… incontriamoli passo passo.

Una catena di personalità che porta Anne Sullivan da Helen Keller

Charles Dickens, lo sappiamo, è uno scrittore dalla penna appassionata e impegnata, con un occhio di riguardo per i più giovani in cerca di riscatto sociale.

Lo colpisce la storia di Laura Bridgman e ne ha ben donde, per cui la rende nota. Laura ha solo due anni quando una forte scarlattina le toglie vista, udito, gusto e olfatto. Ma ha ricevuto un’istruzione superiore a quella di tante donne dell’epoca – sa parlare, scrivere, leggere e ricamare – entrando nel controverso ma pionieristico Perkins Institute for Blind.

Da poco si stanno creando tecniche per permettere di comunicare anche con chi si trova in una posizione di svantaggio espressivo e sensoriale.

Helen Keller
Keller e Bell

La mamma di Helen Keller legge le parole accorte dello scrittore inglese e contatta nientemeno che Alexander Graham Bell.

L’uomo del telefono è strettamente legato al mondo del suono articolato e recepito: il bisnonno, lo zio e suo padre insegnavano dizione e quest’ultimo pubblicò anche un manuale per la lettura delle labbra. Inoltre, la madre di Alexander era sorda.

Inutile dire che era sensibile al tema umanamente e scientificamente era divorato dalla curiosità. Alexander Graham Bell ha contatti nel Perkins Institute, dove ha studiato la Bridgman e da cui esce, più forte che mai, una ragazza dal passato tragico e dalla tempra di ferro: Anne Sullivan. Lei è la donna in grado di prendersi cura di Helen Keller e metterla al mondo una seconda volta.

Helen Keller
Anne Sullivan

Helen e Anne: da casa Keller al mondo intero

La famiglia di Helen è amorosa, ma inadatta a educare una bimba con seri problemi: compensa con soddisfazione immediata ogni bisogno in qualsiasi modo espresso dalla figlia.

Helen è sfrenata, viziata e conosce solo qualche gesto per chiedere le cose, è vittima di attacchi di rabbia, intuisce di essere tagliata fuori da un mondo.

Anne è una tosta, una sopravvissuta: le lesioni corneali sono state davvero l’ultimo dei problemi della sua infanzia vissuta tra povertà, abbandono e abusi.

È una persona pratica, sullo stomaco la vita ha fatto spuntare quel pelo che invece non ha sulla lingua.

Il suo incontro con Helen è turbolento.

Helen Keller
La Sullivan con la giovane Keller

Figuriamoci se si ferma davanti alla chiusura del mondo di Helen. E riesce.

Si sposta insieme alla piccola Helen in un cottage dove i familiari della bimba non possano interferire. Poi con fermezza, pazienza e intelligenza, Anne Sullivan conquista la fiducia della bimba e scopre che in lei c’è un modo di frustrazione. Vuole comunicare, ha ricordo e percezione di ciò che lega i suoi familiari.

Anne Sullivan inizia a insegnarle con la tecnica che fu usata anni prima su Laura Brigdman: una mano su cui tracciare dei segni e l’altra per toccare l’oggetto sillabato. È celebre il momento in cui Helen capisce o, forse, ricorda, la comunicazione: su una delle sue mani scorre l’acqua e i segni per “water”, tracciati dall’insegnante sull’altro palmo, acquisiscono un vero significato.

“Suddenly I felt a misty consciousness as of something forgotten—a thrill of returning thought; and somehow the mystery of language was revealed to me.” Helen Keller

In qualche mese, Helen Keller impara decine di parole e le tabelline.

Nel suo guscio di silenzio e istinti era nascosta una bambina esuberante e avida di conoscenza. Impara il Braille e la lettura di caratteri separati e in rilievo, faticosamente inizia a parlare e si perfeziona nel corso di tutta la vita.

E chi la ferma più? Sempre con Anne Sullivan al suo fianco, Helen Keller sazia la sua fame di sapere studiando francese, matematica, geografia, fino a divenire, nel 1904, la prima donna sordo-cieca a laurearsi al Radcliffe College.

Non mancheranno riconoscimenti ad honorem, perché un’altra cosa accomuna Anne Sullivan – tenace figlia di immigrati irlandesi – e Helen Keller, fanciulla di ottima famiglia sudista: entrambe hanno conosciuto le discriminazioni e a loro non piacciono.

Anne non lo manda a dire per carattere. Helen, una volta imparato a parlare, non è certo il tipo da tacere.

Nel corso della sua lunga vita – muore nel 1968 – Helen Keller incontra 14 presidenti degli Stati Uniti, scrive libri e articoli, viaggia per il mondo tenendo discorsi. Per decenni condivide il quotidiano con Anne Sullivan.

Helen Keller
La Keller con il presidente Kennedy

Si è ipotizzato che ci fosse un rapporto manipolatorio tra le due, che Anne mantenesse Helen in condizioni di dipendenza per evitare di perdere il prestigioso lavoro.

Indubbiamente un legame così stretto tra due donne così ferite deve aver portato a un’influenza reciproca.

Anne era la voce e la vista di Helen, Helen era il riscatto sociale che Anne non avrebbe mai potuto avere. Sono entrambe figlie dell’Ottocento, ma proiettate nel nuovo secolo.

Quel che le accomuna è più di quel che le divide: non potrà farlo nemmeno il matrimonio di Anne, ci riuscirà solo la morte. E sarà Helen a tenere per mano la sua maestra e guida durante quel fatale passaggio.

Helen Keller
La Keller Con il presidente Kennedy

La morale della favola: c’è miracolo e miracolo.

Al di là della retorica insita in un certo uso della parola miracolo, Anne ed Helen mostrano quali risultati si possano raggiungere con la tenacia e la preparazione.

Sicuramente è la storia di due donne eccezionali per inclinazione – Anne è oggi considerata un modello di intelligenza interpersonale; la sua pupilla aveva una facilità di apprendimento non comune  ma anche per capacità di reazione.

Di Helen abbiamo delle foto sensazionali, una in particolare fa pensare: lei è una bella signora, anziana, elegantissima e sorridente che stringe la mano a quel giovanottone di successo che fu John Kennedy.

Irradia felicità e soddisfazione, Helen. Nessuno direbbe mai che nemmeno ricordasse l’aspetto della luce.

Volete saperne di più? Ecco a voi alcuni spunti per approfondire:

Laura Bridgman

La donna che ha sconfitto il buio

Hellen Keller e Anne Sullivan

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Autore

Sonia Morganti
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