I trovatori – Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori dei pennini medievali

Trovatori, minnesanger, cantori e poeti: il medioevo non solo tempo d’oscurità, ma d’arte e lettere.

Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, vennero meno le condizioni che avevano, in epoca precedente, determinato l’unità linguistica e culturale dell’Europa.

Un inestimabile patrimonio culturale, in quei secoli, fu detenuto dalla Santa Sede ed i cenobi, maggiori luoghi adibiti allo studio ed alla produzione dei saperi; Durante i secoli dell’Alto Medioevo, la stessa cultura classica veniva respinta dalla Chiesa di Roma in quanto pagana ed ancorata all’ idolatria.

A partire dall’ anno Mille, con la fine delle invasioni barbariche, si assiste ad una rinascita degli studi classici – per il cui studio si ritiene determinante l’incontro tra cultura occidentale e mondo arabo – filosofici, medici e giuridici vedono l’affiancarsi alle scuole ecclesiastiche delle Università laiche, tra le quali è vi sarà la Scuola Medica Salernitana che, ancor’oggi, ne conserva il primato temporale e il prestigio culturale.

Indiscussa protagonista di questo periodo di rinnovamento fu, senza dubbio, la classe sociale borghese, seppure l’aristocrazia feudale raggiunge un periodo di massimo sviluppo.

Con il cessato pericolo delle invasioni barbariche le corti diventano luogo di promozione culturale che attirerà poeti e trovatori provenienti da tutta Europa i quali allieteranno – in cambio di vitto ed alloggio – i commensali dei castellani o le piazze pubbliche, luogo d’incontro per la comunità.

Il Medioevo è ancora oggi ricordato come l’epoca della cavalleria, dei cuori gentili e delle cortesie, connotati che si esprimevano nel contenuto delle interpretazioni dai menestrelli e che erano finalizzate all’esaltazione della donna – creatura pura – e dell’amore.

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I trovatori e la lingua

L’etimologia del nome “trovatore” risiede nell’ origine dal verbo “trobar” che designerebbe il lavoro di composizione di strofe e versi destinati alla musica.

L’attività di composizione vede l’impiego delle lingue romanze, le quali vengono suddivise da Dante Alighieri – nell’opera De Vulgari Eloquentia (1304- 1308 ca.)– in tre ceppi principali: la lingua del, corrispondente a quella italiana, la langue d’oc che interesserebbe la Francia centro-meridionale e la langue d’oil che sarebbe propria della Francia settentrionale.

La figura del trovatore, propria della Francia settentrionale, predilige per l’attività di composizione la langue d’oc, diffusa nei feudi di rilevante importanza avrà quello di Aquitania; a tal proposito, secondo le fonti, il capostipite della poesia trobadorica sarebbe stato il letterato Guilhem de Peitieus (1071-1127), conosciuto con il nome di Guglielmo il Giovane, il quale fu investito del titolo di duca di Aquitania e conte di Tolosa.

Diffusa era la tradizione trobadorica tra i signori feudali, così come riportato dalle cosiddette vidas (vite), biografie anonime in prosa, solitamente scritte in occitano, spesso presenti nei canzonieri medievali le quali fungevano da prefazione e presentavano l’autore dei versi decantati.

Tra i trovatori non mancarono gli uomini d’arme tra i quali si ricorda – nei “Breviari d’Amor” di Matfre Ermengaud – Guiraut  Riquier, poeta e musico al servizio di Aimeric de Narbonne e di Alfonso X, detto “il Saggio”, re di Castiglia.

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Trovatori e trovatrici: Le trobairitz, dame con il pennino

L’arte poetica e trobadorica, non era, tuttavia, considerata esclusivamente maschile.

Impegnate nella composizione poetica erano, al pari degli uomini, le trobairitz, dame provenienti dai ceti medio-alti.

Tra le maggiori figure di spicco del panorama poetico-musicale nel tempo si rammenta Ysabella, menzionata nell’opera di Elias Cairel:

Estat ai dos ans” è dedicata a ma dona Ysabelh”

 [alla mia signora Ysabe]

Nota è, altresì, Beatritz de Dia –conosciuta con il nome di Comtessa de Dia –trobairitz vissuta nella seconda metà del XII secolo tra la Provenza e la Lombardia.

Seppure lasciata anonima nella vida che la riguarda, la sua persona è associata alla moglie del conte di Valentinois, Guillem de Peitieus, o alla sposa di Raimon d’Agout, padre del trovatore Isnart d’Entrevenas.

Nelle sue opere, ricorrente è il tema dell’amore nutrito nei confronti del signore di Orange, Raimbaut d’Aurenja, al quale son dedicate le sue composizioni.

Accompagnate dalla dolce melodia del flauto, possono contarsi cinque canzoni, quattro delle quali son cansos ed una è tenzonen.

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Esse affrontano i temi dell’esaltazione dell’amore spirituale, pur non mancando la proposta al suo amato di appassionanti incontri carnali.

«Bels amics, avinens e bos/ Cora.us tenrai e mon poder?/e que jagues ab vos un ser/e qe.us des un bais amoros!/ Sapchatz, gran talan n’auria/qe.us tengues en luoc del marit,/ab so que m’aguessetz plevit/de far tot so qu’eu volria.»

[«Mio bello e dolce amico,/ quando verrà l’ora che sarete mio?/ e una notte con voi restare

/per darvi un amoroso bacio!/Sappiate che grande è il desio/ di avervi nel mio letto [coniugale],/purché giuriate in pegno/ di fare ciò ch’io voglio»]

I trovatori non solo d’amore: L’elogio delle nobil gesta ed il planh, verso del “lamento”.

I tratti di pennino in langue d’oc erano guidati dai più nobili sentimenti d’amore ma anche dalle epiche imprese dei cavalieri e dalle nobili gesta che caratterizzavano la loro vita.

Un elegante elogio, ad esempio, ricorda Filippo di Nanteuil, signore di Nanteuil-les-Haudouin, il quale – durante la Battaglia di Gaza del 1239, conosciuta anche come “Crociata dei Baroni” – fu imprigionato.

La tristezza e il rimpianto per la dipartita di una persona preziosa al proprio cuore erano, invece, celebrati nel planh, termine che in lingua occitana viene adoperato per designare il “lamento”; tra i planh si ricorda quello composto dal trovatore Cercamons, natio di Guascogna che nell’ A.D. 1137 ricordò Guglielmo X d’Aquitania intitolato “Lo plaing comens iradamen”:

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Lo plaing comenz iradamen

D’un vers don hai lo cor dolen;

Ir ‘e dolor e marrimen

Ai, car vei abaissar Joven:

Malvestatz puej’ e Jois dissen

Despois muric lo Peitavis.

 

Remazut son li prez e · ill lau

Qi solon issir de Peitau.

Ai! com lo plagno li Barrau.

Peza · m s’a longas sai estau.

Segner, lo baro q’ieu mentau

Metetz, si · us platz, em paradis!

 

Del comte de Peitieu mi plaing

Q’era de Proeza compaing;

Despos Pretz et Donars soffraing,

Pezam s’a lonjas sai remaing.

Segner, d’efern lo faitz estraing,

Qe molt per fon genta sa fis.

 

Glorios Dieus, a vos me clam,

Car mi toletz aqels qu’ieu am;

Aissi com vos formetz Adam,

Lo defender del fel liam

Del foc d’efern, qe non l’aflam,

Q’aqest segles nos escharnis.

 

Aqest segle teing per enic

Qe · l paubre non aten ni · l ric.

Ai! com s’en van tuit mei amic,

E sai remanem tuit mendic.

Pero sai ben q’al ver afic

Seran li mal dels bos devis.

 

Gasco cortes, nominatiu,

Perdut avez lo segnoriu,

Fer vos deu esser et esqiu,

Don Jovenz se clama chaitiu,

Qar un non troba on s’aiziu,

Mas qan n’Anfos, q’a joi conquis.

 

Plagnen lo Norman e Franceis,

E deu lo be plagner lo reis

Cui el laisset la terr ‘e · l creis;

Pos aitan grans onora li creis,

Mal l’estara si non pareis

Chivauchan sobre Serrazis.

 

Aqil n’an joja, cui que pes,

De Limozi e d’Engolmes;

Si el visques ni Deu plagues,

El los agra dese conqes;

Estort en son car Dieus lo pres,

E · l dols n’es intratz en Aunis.

 

Lo plainz es de bona razo

Qe Cercamonz tramet n’Eblo.

Ai! com lo plaigno li Gasco,

Cil d’Espaign ‘e cil d’Arago.

Sant Jacme, membre · us del baro

Que denant vos jai pelegris.

traduzione

[Tristemente inizio il canto funebre/in un verso che mi fa male al cuore;/tristezza, dolore e stupore/mi prendono, perché vedo la giovinezza degradata: la/malizia si alza e la gioia declina da/quando è morto il Poitevin./In stallo sono le azioni degne e lodevoli/che erano solite venire dal Poitou./Ahimè! come manca ai Barrois!/Mi pesa molto, se devo vivere a lungo./Signore, metti il ​​barone di cui parlo,/e ti prego, in paradiso! /Mi lamento del conte di Poitiers,/che era il partner di Prowess;/poiché Worth e Bounty non ci sono più,/mi addolora se rimango qui a lungo./Signore, tienilo lontano dall’inferno,/perché la sua fine è stata molto nobile./Dio glorioso, ti protesto,/ perché porti via quelli che amo;/allo stesso modo in cui hai plasmato Adamo,/proteggilo dai legami malvagi/del fuoco dell’Inferno: non lasciarlo bruciare,/perché questo mondo ci svia./Considero questo mondo odioso/perché non asseconda i poveri né i ricchi./Ahimè! Come tutti i miei amici se ne vanno,/lasciandoci tutti infelici qui./Ma so bene che nel giorno/del giudizio il bene sarà separato dal male./Gentili, rinomati Guasconi,/hai perso il tuo dominio,/che devi trovare duro e crudele: la/gioventù si definisce infelice per questo,/perché non può più trovare riparo da nessuno,/tranne Sir Anphos, che ha vinto la gioia./I Normanni e i Francesi lo piangono,/e chi dovrebbe farlo anche lui è il re/al quale lascia la sua terra ed erede;/dal momento che il suo dominio aumenta così tanto,/sarà biasimato se non si mostra a/cavalcare contro i Saraceni./Chi è addolorato, quelli del Limosino/e degli Angoumois sono felici:/se fosse sopravvissuto (e se Dio fosse rimasto),/li avrebbe prontamente conquistati;/sono liberati perché dio lo ha preso,/e il lutto è entrato in Aunis./Il canto funebre che Cercamon invia/a Sir Eble riguarda un argomento nobile./Ahimè, come lo piangono i guasconi,/insieme a quelli della Spagna e dell’Aragona!/San Giacomo, ricorda il barone/che giaceva davanti a te come pellegrino.]

I pennini dei minnesänger e l’eredità contenuta nel codex manesse

La poesia cortese ebbe larga diffusione anche in terra germanica ed i protagonisti di questa scena letteraria furono i lirici Minnesänger.

Il componimento lirico-poetico era scritto e cantato in Mittelhochdeutsch (alto tedesco medio), lingua che si pone a metà strada tra l’alto tedesco antico (750 – 1050 ca.)  e l’alto tedesco proto moderno (1350 – 1650 ca.).

Tra i primi Minnesänger si ricorda il poeta di Litz del XII secolo, Der Kürenberger, il cui patrimonio letterario dall’inestimabile valore è raccolto nel canzoniere medievale Codex Manesse – formato da 426 fogli di pergamena ed impreziosito da un rilevante numero di miniature – contiene circa 140 raccolte poetiche; l’opera, redatta tra il 1300 e il 1340 in scrittura gotica, è attualmente ubicato presso la Biblioteca Universitaria di Heidelberg.

Immagini da Wikipedia

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Antonia Depalma
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