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Il disco celeste di Nebra.

Da ritrovamento fortuito a stella dell’astronomia della Germania dell’età del Bronzo.

Alla fine del 1900, nella Germania Centrale, viene ritrovato in maniera non convenzionale, uno dei manufatti più studiati degli ultimi anni: il Disco celeste di Nebra.

Il manufatto si trova presso il museo di Preistoria di Halle (Sassonia- Anhalt): Landesmuseum fur Vorgeschichte.

Quest’anno, se la pandemia lo permetterà, il Disco celeste di Nebra sarà la star di punta di una mostra che inizierà il 4 giugno con titolo: Il mondo del Disco celeste di Nebra. Nuovi Orizzonti.

Cos’è il Disco celeste di Nebra?

Harald Meller, del Landesmuseum fur Vorgeschichte, è convinto che il Disco sia la rappresentazione della volta celeste e di conseguenza uno strumento astronomico.

Disco celeste di nebra

Sul Disco, in lamina d’oro, sono rappresentati i maggiori corpi celesti.

Il corpo circolare, prima interpretato come una luna piena, è in realtà sia una rappresentazione della Luna che del Sole.

Alla rappresentazione del corpo pieno è contrapposto un elemento a falce e la rappresentazione di altri 30 (in origine 32) tondini che rappresenterebbero le stelle.

Queste ultime sono disposte in maniera regolare tranne che per il gruppo di sei in corrispondenza della falce: con ogni probabilità si tratta del gruppo delle pleiadi.

Oltre alla luna/sole e alle stelle, sul Disco celeste di Nebra sono presenti 3 fasce auree dalla forma ad arco (attualmente ne restano solo due).

Disco celeste di Nebra

Le due fasce più ampie (una è mancante) sulle estremità della superficie, secondo le analisi sarebbero state applicate in un secondo momento e lo si può desumere dalla differente composizione dell’oro.

La terza fascia, nel lato basso, è di forma più stretta e con le estremità rivolte verso il centro della rappresentazione.

Quali significati potevano avere questi elementi?

L’interpretazione degli archeologi a lavoro sul Disco celeste di Nebra, tra cui Meller e Schlosser, è quella che il manufatto sia la rappresentazione di un cielo notturno la di cui chiave di volta sarebbe esplicata nel gruppo delle Pleiadi.

Schlosser afferma che nel cielo della Germania di 3600 anni fa, le Pleiadi, nel giorno del 10 marzo, tramontavano nell’emisfero occidentale con la compresenza di una luna nascente; mentre il 17 ottobre le si trovava in corrispondenza di una luna piena: le due date corrispondono grosso modo a quelle in cui era il momento di provvedere alla semina e al raccolto.

Troviamo riscontro anche in Grecia, del calendario agricolo seguendo le Pleiadi, nelle parole di Esiodo ne “Le opere e i giorni”.

Le fasce sui bordi, secondo il parere di Schlosser, avrebbero un affascinante interpretazione.

Le due fasce più ampie sarebbero i confini dell’orizzonte orientale e occidentale.

Disco solare di Nebra

Se si osserva il Disco in posizione orizzontale con il lato alto verso il nord, la fascia dell’orizzonte che simboleggia il luogo in cui il sole sorge, le due estremità della fascia sono rispettivamente il punto più alto e più basso della declinazione solare: solstizio d’estate e d’inverno.

Inoltre questa interpretazione coinciderebbe con le osservazioni fatte nel luogo del ritrovamento.

Altra affermazione innovativa rispetto al Disco celeste di Nebra, da parte di Schlosser, è che il Disco andasse osservato dal basso come si osserverebbe un cielo stellato.

Il Disco celeste di Nebra sarebbe, quindi, un modello bidimensionale dell’Universo di 3600 anni fa.

Questo, secondo Meller, è confermato dalla presenza dell’altra fascia di dimensioni più ridotte. Essa sarebbe una nave solare, come se ne trovano in molte altre culture, che accompagna il sole attraverso il suo viaggio nella cupola stellata.

Disco celeste di Nebra

Nel corso degli ultimi anni la contestualizzazione del Disco celeste di Nebra è sempre più accertata e ci si concentra sulle fasi dell’utilizzo attraverso il tempo.

Meller sembra averne individuate ben quattro e per un periodo che ricopre circa un centinaio di anni.

L’interramento del Disco celeste di Nebra deve quindi essere avvenuto al collasso della cultura Unètice presente nella zona centrale della Germania tra il 2300 a.C. e il 1600 a.C. in piena età del bronzo.

Disco Celeste di Nebra

Il ritrovamento

Quando un pomeriggio del 1999, due amici decidono di andare a spasso per le alture della Germania Centrale, si aspettavano di trovare qualcosa da poter rivendere ma, di sicuro, non erano pronti alla scoperta che il loro metal detector li avrebbe portato a dissotterrare.

Henry Westphal e Mario Renner riportarono alla luce, nelle radure della Mittleberg (“La montagna di mezzo” un’altura di 252m, nei pressi di Nebra) a pochi chilometri da Halle, portarono alla luce: due spade, due asce, due bracciali a spirale e quello che ai due cacciatori di tesori, a prima vista appare come un coperchio di un qualche tipo.

Disco celeste di Nebra

I due, che a dire il vero erano in cerca di cimeli della seconda guerra mondiale, percepiscono di aver trovato un tesoro di una qualche rilevanza e decidono, per il momento, di nascondere la loro refurtiva.

Quando i due tornano alle loro dimore, consapevoli dell’illegalità della loro spedizione, decidono di rivendere tutta la “refurtiva” ad un ricettatore per una somma irrisoria (non per i due tombaroli) di 31000 marchi.

Qui iniziano le traversie del piccolo tesoro ritrovato e del Disco celeste di Nebra.

Il ricettatore si sente sufficientemente in grado di affrontare una pulitura degli oggetti che aveva acquistato e, così facendo, elimina dalla superficie del Disco incrostazioni dovute all’interramento, atto che per ogni archeologo è un crimine ancor peggiore che infrangere una legge: tale azione compromette la possibilità di capire il contesto in cui i reperti erano e ne compromette le future indagini scientifiche in merito

Infatti ne vedremo le conseguenze.

Dopo aver reso accettabili visivamente i reperti, il ricettatore fa quello che ci si aspetterebbe: rivende il tesoro ad un collezionista privato per 200.000 marchi.

Nel 2001 c’è una svolta nel destino di questi manufatti.

Il soprintendente archeologo della Sassonia-Anhalt, Harald Meller, viene informato da Wilfried Menghin direttore del museo di Preistoria di Berlino, che esiste la possibilità di acquistare un tesoro proveniente da un non precisato luogo intorno alla cittadina di Nebra.

disco celeste di Nebra

La cifra richiesta per l’acquisizione non è nemmeno vicina a quella a cui il ricettatore aveva rivenduto i pezzi avuti illegalmente.

L’incontro con il misterioso venditore viene organizzato in Svizzera.

All’incontro, però, sono ospiti di Meller anche gli agenti della polizia elvetica di Basilea.

In quello stesso anno: 2002 i reperti vengono assegnati dal tribunale di Halle al museo Preistorico della città di cui Meller è attualmente il direttore.

Disco celeste di Nebra

Cosa accade dopo tutte le traversie già affrontate dal Disco celeste di Nebra?

Dopo la pubblicazione della scoperta e delle sue traversie di acquisizione , sono iniziate le elucubrazioni della comunità scientifica.

Ovviamente la di per sé situazione del reperto ha scatenato le insinuazioni più speculative.

Tra di queste il fatto che il Dico celeste di Nebra fosse un falso perché non erano mai stati trovati reperti simili;

Altri ipotizzavano che la datazione potesse essere di epoca celtica per via del gusto un po’ naif nella rappresentazione (cosa non si dice quando si vuol screditare qualcosa);

Addirittura, c’è chi ha avanzato l’affermazione che la datazione sarebbe stata impossibile senza gli oggetti trovati insieme al Disco;

Ciliegina sulla torta, sulla scia di quest’ultima affermazione il Disco celeste di Nebra sarebbe stato fabbricato e inserito, vicino agli altri reperti, per prendersi gioco della comunità scientifica.

Harald Meller ha sempre sostenuto che il Disco celeste di Nebra fosse autentico e uno dei reperti più studiati ed analizzati della storia archeologica della Germania.

I dati delle analisi sono stati riportati in una pubblicazione di atti del 2005 al termine di un convegno: una poderosa mole di dati e certezze in merito al Disco celeste di Nebra.

Il Disco è, quindi, autentico anche se la perdita del contesto di scavo ha suscitato, per ancora qualche tempo, i commenti più sferzanti.

Anche questo punto è stato definitivamente chiarito nel 2020 nella rivista Archeologia Austriaca.

Meller e i suoi collaboratori affermano che la datazione sia: 1600 a.C. nell’Età del Bronzo.

Attualmente il Disco è di nuovo sotto analisi con l’utilizzo di attrezzature di ultima tecnologia.

Se il ricettatore non lo avesse pulito, il Disco celeste di Nebra si sarebbe risparmiato più di un fastidio ma, non si può mai dire, se i due tombaroli non fossero andati in cerca di gavette e proiettili, forse, non avremo mai trovato il Disco.

Desiderate appronfondire? Ecco alcune fonti:

Archeo. Attualità del passato. n.432 febbrario 2021

Esiodo. Le opere e i giorni 

Archeologia Austriaca  

Vi piacciono i nostri articoli? Eccone altri:

La nave sepolta – Il tesoro di Sutton Hoo

Petronilla de Meath e Alice Kyteler il primo rogo d’Irlanda

 

 

About Post Author

Altea Alaryssa Gardini

Altea Alaryssa Gardini è archeologa e Blogger. Collabora da anni come redattore al sito culturalfemminile.com e come autore per Oubliettemagazine.com. Accanita lettrice, si occupa di Storia, Archeologia e letteratura Fantasy in cui trova archetipi collegabili alla sociologia umana.
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