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Il Neanderthal al Circeo e gli altri tesori della grotta Guattari

 

Qualche tempo fa, qui su Storia e Leggenda, si è parlato del nostro cugino Neanderthal, delle sue differenze da noi Sapiens e delle sue sorti in parte misteriose.

L’ennesimo ritrovamento in una zona non nuova a tracce di queste antichissime presenze, può ora gettare nuova luce su di lui.

Siamo di nuovo a grotta Guattari, a San Felice Circeo, sulle tracce del Neanderthal.

 

grotta Guattari

Undici Neanderthal ci raccontano la loro storia

Oggi a due passi c’è un mare smeraldino e delle isole definite “perle” per la loro bellezza, all’epoca delle glaciazioni c’erano foreste e praterie: con l’acqua allo stato solido, il profilo costiero italiano era molto più esteso. E per decine di migliaia di anni in quella grotta che ora chiamiamo Guattari, transitarono vite di persone e di animali, di prede e predatori.

Dove ottant’anni fa fu trovato un cranio dall’aspetto sconvolgente, ora sono stati rivenuti i resti di ben 11 Neanderthal di varia età, otto di loro vissuti tra i 50mila e i 68mila anni fa.

“Una scoperta straordinaria di cui parlerà tutto il mondo, perché arricchisce le ricerche sull’uomo di Neanderthal. È il frutto del lavoro della nostra Soprintendenza insieme alle Università e agli enti di ricerca, davvero una cosa eccezionale”.

Dario Franceschini, Ministro della Cultura

 

grotta Guattari

 

Il mondo del Neanderthal, l’Italia dell’era glaciale

I Neanderthal erano ottimi cacciatori e l’homo era presenza minoritaria nel panorama faunistico, tuttavia da una prima analisi del tartaro sui ritrovamenti si scopre che questi nostri cugini si davano da fare anche nella raccolta.

D’altronde la zona, a differenza di quelle più a nord effettivamente coperte dai ghiacci, consentiva un’alimentazione comprensiva anche di elementi cerealicoli-vegetariani.

Tale varietà nutritiva, già notata nel sito spagnolo di El Sidron, fu cruciale per lo sviluppo dell’encefalo.

 

 “L’uomo di Neanderthal è una tappa fondamentale dell’evoluzione umana, rappresenta il vertice di una specie ed è la prima società umana di cui possiamo parlare”.

Mauro Rubini, direttore del servizio di antropologia della SABAP per le province di Frosinone e Latina

 

Pollini, resti animali e vegetali permettono di ricostruire i cambiamenti climatici che hanno segnato non solo la storia locale ma anche quella planetaria.

La popolazione umana, costituita a Neanderthal, coabitò nella zona del Circeo per un’epoca lunghissima, più lunga della nostra storia, con una fauna oggi incredibile per tipo e dimensioni.

 

grotta Guattari

Si trovano resti di uro, un bovino estinto, di elefante e rinoceronte, di cervo gigante ma anche cavalli selvatici, orsi delle caverne e iene. In particolare c’è da capire chi e quando abbia abitato la grotta Guattari.

Infatti la iena è un animale che trova tipicamente riparo in questa cavità e molte ossa lì rivenute riportano tracce di rosicchiamento da parte delle iene.

 

I coinquilini del Neanderthal di grotta Guattari

 

Tale elemento è importante su almeno due fronti. Il primo è che i resti di utensili e due denti umani ritrovati mostrano che il nostro cugino Neanderthal non amava, almeno a queste  latitudini, spingersi nelle profondità delle grotte, ma rimaneva nella parte più aperta e prossimale all’ingresso, comunque sotto il tetto di pietra.

 

grotta Guattari

 

Lì sono stati trovati resti di ossa lavorate per farne attrezzi da caccia e resti di animali cacciati e forse cucinati. All’interno della grotta, invece, regina era la iena.

E forse fu proprio lei l’autrice del foro occipitale che si trova in alcuni crani e che, all’epoca della prima scoperta, fece ipotizzare rituali di cerebrofagia.

“Stiamo portando avanti gli studi e le analisi, non solo genetiche, con tecniche molto più avanzate rispetto ai tempi di Blanc, capaci di rivelare molte informazioni”.

Francesco Di Mario, funzionario archeologo della SABAP per le province di Frosinone e Latina e direttore dei lavori di scavo e fruizione della grotta Guattari

C’è voluta un po’ di incoscienza, ammettono i ricercatori, per decidere di rimettere mano in quella grotta casualmente scoperta nel 1939 da Alberto Carlo Blanc.

 

grotta Guattari

 

Era rimasta sigillata da un crollo avvenuto 60.000 anni prima e il ritrovamento del teschio bucato durante quell’esplorazione aveva fatto così tanto scalpore che il rischio di un buco nell’acqua era grande.

Ma, forti di una curiosità inappagabile cifra di noi Sapiens, e delle nuove tecnologie, i ricercatori si sono addentrati in zone della grotta non precedentemente raggiungibili.

Venendo premiati, perché dalle caverne a oggi, la fortuna è infame ma a volte dedica un sorriso a chi osa sfidarla.

 

grotta Guattari

 

A breve su prenotazione presso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Latina e Frosinone, sarà possibile prenotare visite alla grotta Guattari.

Volete Approfondire? Ecco alcuni link da seguire…

http://www.sabap_lazio.beniculturali.it/ (link soprintendenza)

https://vimeo.com/563711942 (link conferenza)

https://cultura.gov.it/neanderthal

Vi piacciono i nostri articoli? Eccone altri…

Neanderthal: tra scienza e narrativa, il riscatto del primo europeo

Il disco celeste di Nebra.

 

About Post Author

Sonia Morganti

Sonia Morganti è segretaria di giorno, autrice di notte, escursionista in vacanza, lettrice pendolare. Nata sotto il Circeo, come Ulisse ha seri problemi a chiudersi in un confine definito.
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