La leggenda abruzzese della Pantafica

Tra le molte leggende che popolano il substrato culturali e folkloristico italiano, l’Abruzzo ne ha una che suscita la curiosità mia e di molti altri: La Pantafica.

La mia infanzia è trascorsa in Abruzzo, terra magica e arcaica, la cui tradizione popolare è infarcita di leggende di spiriti, streghe, lupi mannari, fate e folletti (li mazzemarill).

Ricordo che da piccola ascoltavo affascinata, e allo stesso tempo spaventata, i racconti di amici e parenti, che giuravano e spergiuravano che i fatti narrati erano veramente accaduti, se non a loro direttamente, a qualcuno che conoscevano bene.

In effetti le vicende raccontate erano ambientate in luoghi a me vicini (Cap’ all’Orte, Santa Croce, lu Carmine), le persone coinvolte erano a me note, quindi esistevano davvero: come potevo credere alla strega cattiva di Hansel e Gretel che si trovava chissà dove e non credere all’esistenza di “Nna Supine” la magara (maga) che abitava nella ruetta (vietta) che portava a casa di mia nonna?

 È in questo contesto che sono cresciuta, è qui che ho ascoltato tanti fatti “paurosi” che ancor oggi agitano i miei sogni quando, nel buio della notte, temo sempre che mi faccia visita la terrificante Pantafica!

Già, la Pantafica (chiamata anche Pandàfeche, o fantasmima), aveva sempre attirato la mia curiosità per il suo nome strano, sin da quando un amico di famiglia raccontò di aver ricevuto una notte la sua visita:

Ero andato a dormire come al solito, ma ad un tratto, nel dormiveglia, ho sentito una presenza addosso che mi premeva il petto, che quasi mi soffocava impedendomi qualsiasi movimento”.

                    Pantafica                                         

Dalle apnee notturne alla spettrale Pantafica

Più o meno a tutti sarà capitato, almeno una volta, di svegliarsi di soprassalto nel cuore della notte, con il fiato corto, le gambe e braccia paralizzate e con la terribile sensazione di non potersi muovere.

Per la scienza medica la spiegazione è scontata, si tratta di apnee notturne. Tuttavia, una ricerca internazionale del 2015, ha rilevato che larga parte della popolazione italiana sia propensa a dare una spiegazione soprannaturale alle paralisi nel sonno.

E di fatto, per gli abruzzesi, la responsabilità della paralisi notturna è attribuita alla Pantafica, il terrificante spettro di una donna, forse l’anima di una suicida che torna sul luogo della propria morte, che si aggira silenziosa in casa nella notte, con un lungo vestito bianco logoro, i capelli color della neve e il viso lungo e appuntito, con al centro spaventosi occhi iniettati di sangue. 
Pantafica
The Nightmare – Henry Fuseli – 1781 – Detroit Institute Of Art

L’intento de la Pantafica è di disturbare il sonno dei poveri dormienti, di solito uomini: avvicinatasi al letto, si posiziona sul petto del malcapitato, acquattandosi come un gatto e impedendogli in tal modo di respirare.

Con le mani ossute gli blocca la bocca e gli tiene immobilizzate le braccia e le gambe. Il poveretto si sveglia di soprassalto, sentendosi paralizzato e soffocato, incapace di respirare e parlare.

 Nel buio ha una visione, forse un’allucinazione: vede solo due terribili occhi di brace che lo fissano e quando sembra abituarsi all’oscurità, ne scorge la sagoma, accovacciata su di lui, cerca di muoversi e gridare, ma non ci riesce e all’improvviso la donna spettrale scompare e lui riacquista i sensi.

Pantafica
L’Incubo – Eugène Thivier
Musée des Augustins, Tolosa

I rimedi per tenere lontana la Pantafica

Poiché l’apparizione de la Pantafica è un evento davvero traumatizzante e, per chi lo vive, destinato a diventare un incubo ricorrente, se la si vuole tenere lontana la tradizione popolare suggerisce vivamente di adottare alcuni rimedi.

La soluzione più semplice è di evitare di dormire in posizione supina, così lo spettro non si potrà accomodare sul petto.

Altro rimedio è di rendere felice il fantasma lasciando accanto al letto un fiaschetto di vino: pare che la Pantafica ne sia ghiotta e, in tal modo, passerà la notte a sbronzarsi.

Alcuni suggeriscono, invece, di lasciare ai piedi del letto un sacchetto pieno di legumi o di sabbia oppure una scopa con tante setole: si dice che la Pantafica, come le streghe e i vampiri in generale, abbia la mania ossessiva di contare le piccole cose e così sarà impegnata in tale attività fino al sorgere del sole, senza disturbare il povero dormiente.

Quel che è certo è che bisogna evitare di farle trovare un coltello o un oggetto appuntito piantato sul legno, poiché lo spettro si innervosirebbe e la farebbe pagare allo sventurato muovendolo fino al sorgere del sole.

Infine, vi è un rimedio sicuramente vincente per chi ne avesse la possibilità: farle trovare dei cavalli nei paraggi perché la Pantafica ha l’hobby di fare loro da parrucchiera, intrecciandone le criniere con elaborate trecce!

Pertanto amici siete avvisati: se la Pantafica volete evitare, sapete ora quali rimedi dovete adottare!

Volete approfondire? Eccomi alcune fonti di approfondimento:

“Magie, superstizioni, rimedi delle nonne e canti  narrativi nella terra vestina”, Edizioni Brioni, 2004;

http://www.abruzzopopolare.it/cultura/46-storia-e-cultura/35770-la-leggenda-della-pantafica.html

https://ilfaro24.it/la-pantafica-lantica-leggenda-dabruzzo/

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Alessia Cantagallo
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