La porta magica e i segreti della pietra filosofale

A Roma, a pochi passi dalla stazione Termini, si trova Piazza Vittorio, località nota per i suoi mercatini colorati, ma altresì famosa per gli appassionati del mistero poiché, nei suoi giardini, è conservato un monumento unico nel suo genere, la cd. Porta Magica, definita “simbolo dell’alchimia occidentale” (G. Mino), il solo reperto ancora esistente dell’ormai scomparsa villa Palombara, di proprietà del Marchese Savelli Palombara e che costituisce un vero e proprio testo alchemico scolpito sulla pietra.

porta magica
La porta magica

IL MARCHESE PALOMBARA E LA REGINA CRISTINA DI SVEZIA 

Il marchese Massimiliano Savelli Palombara nacque a Roma il 14 dicembre 1614, figlio di Oddo V marchese di Pietraforte e della nobildonna romana Laura Ceuli.

porta magica
Massimiliano Savelli Palombara

Rinomato rosacrociano, poeta, studioso di alchimia e astrologia, Palombara condivideva le sue passioni con la regina Cristina di Svezia che, dopo aver abdicato al trono, si era trasferita a Roma dove aveva vissuto dal 1656 sino alla sua morte nel 1689.

porta magica
Ritratto di Cristina di Svezia di Sebastian Bourdon, XVII secolo Museo Nazionale di Stoccolma

La sovrana risiedeva a Palazzo Riario (oggi Palazzo Corsini alla Lungara, sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei e della Galleria Nazionale di Arte Antica) e la sua corte era frequentata da illustri personaggi del Seicento, fra cui il medico esoterista Giuseppe Francesco Borri, l’astronomo Giovanni Cassini, l’alchimista Francesco Maria Santinelli e l’erudito Athanasius Kircher, esperto di antiche dottrine egiziane. 

porta magica
Palazzo Riario residenza di Cristina di Svezia(attuale Palazzo Corsini)

Appassionata di alchimia, la regina aveva fatto costruire nel suo palazzo un vero e proprio gabinetto alchemico gestito da Pietro Antonio Bandiera.

 Il rapporto tra Cristina di Svezia e il marchese Palombara è documentato dai manoscritti di poesie alchemiche composte da Palombara di cui, in particolare, ricordiamo “La Bugia. Rime ermetiche ed altri scritti” dedicata alla sovrana e oggi custoditi presso la Biblioteca Apostolica Vaticana. 

VILLA PALOMBARA 

Villa Palombara si estendeva sugli antichi Horti Lamiani, nell’area dell’odierna Piazza Vittorio, nel rione Esquilino e l’ingresso principale, che poi conduceva ai diversi corpi dell’edificio, si trovava nell’attuale Via di Santa Croce in Gerusalemme.

La villa era stata edificata dal padre del marchese Palombara, Oddone V, su un terreno acquistato nel 1620 dal Duca Alessandro Sforza e venduta nel 1804 dal principe Carlo della famiglia Massimo

Nel 1653 Palombara fece costruire nel seminterrato della residenza un laboratorio alchemico per condurre i suoi esperimenti, e, tra gli anni 1678 e 1680, disseminò la villa di iscrizioni enigmatiche di cui ci resta testimonianza, oltre che con la porta magica, anche con gli scritti dello storico ed archeologo romano Francesco Girolamo Cancellieri,  che  descrisse ampiamente la struttura nel 1806, riportando i testi delle preziosissime epigrafi che ancora vi si potevano leggere e che in seguito andarono irrimediabilmente perdute.

Con l’annessione di Roma al Regno d’Italia, infatti, l’edificio fu espropriato e demolito tra il 1882 e il 1887, insieme a Villa Altieri e Astalli, per far posto alla costruzione della nuova piazza Vittorio Emanuele II.  

Dello stato della villa nel 1840, a cui era stato aggiunto un nuovo piano superiore, è rimasto un affresco situato nel palazzo del principe Leone Massimo mentre, delle cinque porte di ingresso descritte dal Cancellieri, è giunta a noi solo la “Porta Magica”, altresì detta “Alchemica o Ermetica” che probabilmente, proprio per la sua peculiarità e il mistero che alimentava, venne risparmiata dalla demolizione. 

porta magica
Villa Palombara affresco XIX secolo. Sulla destra la porta magica di fianco all_edificio

La porta fu sistemata nel giardino della piazza nel 1890 e, come guardiani, furono posti sulla soglia due statue prelevate dalle rovine del tempio di Serapide al Quirinale, raffiguranti il dio egizio Bes, protettore della casa dagli spiriti del male.

LA MISTERIOSA LEGGENDA DEL PELLEGRINO CHE SCOPRI’ LA PIETRA FILOSOFALE 

Collegata alla Porta Magica, vi è una misteriosa leggenda tramandata dal Cancellieri.

Si narra che un pellegrino denominato stibeum, dal nome latino dell’antimonio e identificato con l’alchimista Francesco Giuseppe Borri, intimo amico di Palombara nonché perseguitato e incarcerato dall’Inquisizione per eresia, fu ospitato nel palazzo per una notte, durante la quale egli setacciò i giardini della villa alla ricerca di una misteriosa erba capace di produrre l’oro. 

porta magica
L’alchimista Giuseppe Francesco Borri

Il mattino seguente del pellegrino non vi era più alcuna traccia, ma in compenso vennero trovate alcune pagliuzze d’oro, segno di una riuscita operazione alchemica, nonché fu rinvenuta una misteriosa carta piena di enigmi e simboli contenenti il segreto della pietra filosofale e che il marchese Palombara fece incidere sulla pietra della porta nel 1680 a  futura memoria per i posteri, una sorta di suo testamento alchemico.

ISCRIZIONI E SIMBOLI SULLA PORTA MAGICA

Fin qui si è narrata la storia e la leggenda della porta magica, del marchese Savelli Palombara e della sua villa.

Procederemo adesso – per chi fosse interessato -, alla decifrazione della misteriosa simbologia e delle ermetiche iscrizioni in latino presenti sulla porta (per questo chiamata anche “porta ermetica”), operazione abbastanza complessa di cui si cercherà di fornire una spiegazione semplificata, per consentire a tutti i lettori di comprenderne i segreti e di sverlarne gli arcani misteri.

porta magica

Partendo dall’altro troviamo un rosone circolare posto sull’architrave.

Nel cerchio esterno del rosone vi è la seguente iscrizione:

“TRIA SVNT MIRABILIA DEVS ET HOMO MATER ET VIRGO TRINVS ET VNVS”

(Tre son le cose mirabili: Dio e uomo, Madre e vergine, trino e uno)

Nel circolo interno:

“CENTRVM IN TRIGONO CENTRI”

(Il centro [è] nel trigono del centro)

 

Le epigrafi farebbero riferimento al testo della “Tavola smeraldina” attribuita a Ermete Trismegisto, il tre volte Grandissimo: “E poiché tutte le cose sono e provengono da una sola, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento. Il Sole è suo padre, la Luna è sua madre, il Vento l’ha portata nel suo grembo, la Terra è la sua nutrice”.

Alcuni alchimisti, invece, interpretano la frase come riferimento alla triade alchemica: zolfo (spirito) – mercurio (anima) – sale(corpo), elementi che vanno sottratti alla prima materia per ottenere un’anima immortale.

La frase comunque sembra richiamare il concetto di unità degli opposti, una delle concezioni fondamentali della cultura esoterica, simboleggiata dalle nozze mistiche e dal superamento della dualità e creazione dell’unità.

porta magica
Architrave

Nel cerchio sono rappresentati due triangoli con i vertici uno verso l’alto (fuoco, elemento maschile, Sole) e l’altro verso il basso (acqua, principio femminile, Luna), che uniti costituiscono la stella a sei punte del sigillo di Salomone, chiaro richiamo al principio “che ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli di una sola cosa” (Tavola Smeraldina).

Epigrafe sull’architrave

Vi è rappresentata un’iscrizione in ebraico

“RUACH ELOIM”

(Spirito divino, soffio vitale

Si riferisce al Soffio creatore di Dio e alSolve et Coagula degli alchimisti, principio che comporta il processo di condensazione degli elementi da un lato e lo scioglimento dall’altro.

HORTI MAGICI INGRESSUM HESPERIUS CUSTODIT DRACO ET SINE ALCIDE COLCHICAS DELICIAS NON GUSTASSET IASON

(Il drago Esperio custodisce l’ingresso del magico giardino e, senza (la volontà di) Ercole, Giasone non potrebbe gustare le delizie della Colchide).

Il dragone delle Esperidi si riferisce al mito degli Argonauti e alla conquista del vello d’oro.

Pertanto, gli horti della villa sono il giardino dove si custodisce il vello d’oro, la membrana che svela l’arte della fabbricazione dell’oro, vale a dire la materia che lavorata dagli alchimisti è destinata a diventare la pietra filosofale. Ercole e Giasone sono i mitici alchimisti con cui Palombara si identifica e il drago è il custode del giardino magico, che mette alla prova la virtù di colui che si accinge a compiere la prova iniziatica.

Simboli magici e massime sugli stipiti della porta

Lungo gli stipiti della porta sono incise sette sillabe astrologico-alchemiche a ciascuna delle quali è abbinata una massima. Ad ogni pianeta è associato un metallo: 

SATURNO= PIOMBO

GIOVE=STAGNO

MARTE=FERRO

VENERO= RAME 

LUNA= ARGENTO 

MERCURIO= MERCURIO

SOLE= ORO

porta magica

 La lettura inizia dallo stipite sinistro in alto all’angolo dell’architrave, dal simbolo di Saturno, per proseguire secondo una sequenza che può essere definita bustrofedica, letta cioè da sinistra a destra e viceversa.

QVANDO IN TVA DOMO NIGRI CORVI PARTVRIENT ALBAS COLVMBAS TVNC VOCABERIS SAPIENS

(Quando nella tua casa neri corvi partoriranno bianche colombe, allora sarai chiamato sapiente).

L’iscrizione fa riferimento alla prima tappa del cammino iniziatico e rappresenta la discesa nell’ombra dell’iniziato, la nigredo, simboleggiata dai corvi neri.

Qui avviene la prima purificazione della materia, data dai corvi che partoriranno colombe. 

DIAMETER SPHERAE THAV CIRCVLI CRVX ORBIS NON ORBIS PROSVNT 

(Il diametro della sfera, il tau del circolo, la croce del globo non giovano alle persone cieche)

I simboli della croce, del tau e del diametro, iscritti in una circonferenza, danno luogo: al quadrato che rappresenta i quattro elementi (acqua, aria, terra e fuoco); al triangolo che rappresenta i tre elementi che costituiscono la materia prima (zolfo-anima, mercurio-spirito, sale-corpo); al cerchio, l’essenza primordiale di cui è costituito il mondo.

Dalla circonferenza si passa al triangolo e al quadrato per poi tornare al cerchio, dando vita ad una immagine dove inizio e fine coincidono.

Alla fine dell’iscrizione vi è l’ammonizione del Palombara verso i “ciechi”, cioè i profani che non sono pronti ad iniziare il percorso iniziatico.

QVI SCIT COMBVRERE AQVA ET LAVARE IGNE FACIT DE TERRA CAELVM ET DE CAELO TERRAM PRETIOSAM

(Chi sa bruciare con l’acqua e lavare col fuoco, fa della terra cielo e del cielo terra preziosa)

È un riferimento alla procedura chimica utilizzata nel 1600 per la produzione del ferro ad alte temperature, il cd. processo di ossido riduzione: per portare il forno ad alta temperatura si usava la tromba idroeoelica: da una cascata di acqua si genera un flusso di aria insufflata direttamente nel formo.

Da qui la dicitura “chi sa bruciare con l’acqua”. Il ferro così prodotto è spugnoso e carbonioso, perché il carbone non è sufficientemente ossidato. Per togliere i residui di carbone viene utilizzato il fuoco, da qui “lavare con il fuoco”.

La tecnologia per la produzione del ferro, la siderurgia, non era conosciuta dagli egiziani che chiamavano il ferroterra del cielo”, perché il materiale si trovava nelle meteoriti cadute sulla terra.

Per gli antichi egizi il ferro era il materiale più prezioso, ancor più dell’oro, che veniva donato ai faraoni per omaggiarli. Ecco perché nell’iscrizione è scritto: “Fa della terra e cielo terra preziosa”.

SI FECERIS VOLARE TERRAM SUPER CAPVT TVVM EIVS PENNIS AQVAS TORRENTIVM CONVERTES IN PETRAM            (Se farai volare la terra al di sopra della tua testa con le sue penne tramuterai in pietra le acque dei torrenti)

L’iscrizione indica la trasmutazione alchemica della materia prima, resa con l’immagine della terra con le penne che vola e dell’acqua convertita in pietra. Volatizzando lo zolfo, il mercurio e sale, le loro penne, ossia i vapori, trasmuteranno i minerali in cristallo.

AZOT ET IGNIS DEALBANDO LATONAM VENIET SINE VESTE DIANA

(Mercurio e Fuocosbiancando Latona, verrà Diana senza veste)

Questa iscrizione è una delle più rilevanti perché riprende i versi di un componimento canoro del Palombara, il cui titolo è un aforisma spesso citato dagli alchimisti: “Dealbate Latonam et frangite libro”.

Il riferimento è al mito di Latona, di cui si invaghì Zeus seducendola. Mentre Latona stava per diventare madre, Era intervenne disponendo che la sventurata partorisse in un luogo dove non splendesse mai il sole e affidò al serpente Pitone il compito di inseguirla ovunque.

Latona trovò rifugio presso l’isola egea di Delo dove partorì Artemide/Diana (Luna) e Apollo (Sole)

L’imbiancamento di Latona coincide con la trasmutazione dell’elemento oscuro mercuriale in zolfo bianco.

Latona è madre del Sole (Apollo) e della Luna (Artemide/Diana), ossia intelletto attivo e passivo che agiscono e si uniscono quando ogni distrazione è eliminata e la mente purificata ed è questo punto Diana è senza veste.

FILIVS NOSTER MORTVVS VIVIT REX AB IGNE REDIT ET CONIVGIO GAVDET OCCVLTO

(Nostro figlio, morto, vive, torna re dal fuoco e gode del matrimonio occulto)

Si tratta di REBIS (re-bis: due cose in una), l’Ermafrodito figlio di “sole-zolfo” e “luna-mercurio”, equivalente alla pietra filosofale.

Dopo l’opera della nigredo e dell’imbiancamento, siamo arrivati al rosso della rubedo, il momento conclusivo della Grande Opera: la res-bina, denominazione attribuita dagli alchimisti alla materia prima, che si ottiene dopo la congiunzione del principio maschile e femminile.

EST OPVS OCCULTUM VERI SOPHI APERIRE TERRAM VT GERMINET SALUTEM PRO POPULO

(È opera occulta della vero saggio aprire la terra, affinché faccia germogliare la salvezza per il popolo) 

L’epigrafe costituisce l’epilogo del complesso itinerario iniziatico, il momento in cui viene indicato il compito del sapiente: aprire la terra, compiere la discesa negli inferi, per ritrovare la condizione originaria, primitiva, affinché si generi la salute per il “popolo”, qui inteso come quello degli iniziati.

SI SEDES NON IS 

Se siedi vai non vai e viceversa “Se non siedi vai)

È una iscrizione palindroma, ossia può essere letta da sinistra a destra in due modi diversi: bisogna superare la soglia, varcare il limite che ci separa dall’intrasmutabile.

Conclusione

porta magica
VillaPalombara di Giovanni_Battista Falda (1676)

Nella Roma secentesca, ricca di fascino e magia, il marchese Palombara aveva fatto della sua villa il simbolo materiale del compimento della Grande Opera alchemica, mentre il giardino che la circondava, gli antichi Horti Lamiani, simboleggiava il ritorno all’originaria età dell’oro, felice ritrovo per coloro che avevano il cuore puro e la capacità di avanzare nella scoperta della pietra filosofale. 

Vuoi saperne di più in merito alla porta magica e alla sua storia? Ecco alcuni spunti:

Gabriele Mino, “La Porta Magica di Roma Simbolo dell’Alchimia Occidentale”, Ed. Leo S.Olschki, 2015

Roberto Quarta, “Roma Esoterismo e Mistero”, Editoriale Olimpia, 2007

Paola Giovetti, “L’Italia dell’insolito e del mistero”, Edizioni Meditarranee, 2005

Prima di andare, ti piacciano i nostri articoli? Eccone altri…

Rosazza, il misterioso borgo progettato dagli spiriti

Filippo ed Elisabetta, Albert e Vittoria: Amori reali, lutti reali

Previous post Lo stendardo di Giove – Emanuele Rizzardi
Next post Daphne Sheldrick: la pioniera che scoprì come salvare gli elefanti