Lo stendardo di Giove – Emanuele Rizzardi

Lo stendardo di Giove

Lo stendardo di Giove” è un romanzo storico vergato dalla penna di Emanuele Rizzardi. Il libro è edito per Assobyz il 1° maggio del 2021.

L’epoca storica in cui la narrazione è ambientata è quella del periodo Tardo Antico dell’Impero Romano e, con più precisione i fatti si svolgono durante il regno di Teodosio I.

Gli anni considerati, quelli appunto del Tardo Impero, non sono anni da prendere alla leggera. Si sente spesso parlare dell’Impero Romano come emblema di qualsiasi cosa venga in mente alla gente ma, come ogni volta, ci sono questioni molto più complicate in atto che nelle tergiversazioni fantastoriche di chi crede di aver capito come funzionarono le cose.

 

Lo stendardo di Giove

 

L’Impero in cui ci stiamo addentrando è quello del IV secolo d.C. e, se tenete un occhio sulla società moderna, potete solo vagamente scorgere la verità di quello che era un Impero che di quello che fu Roma: era solo lo spauracchio “più imbruttito e più invecchiato” (prendendo in prestito parole che sono di un successo di Marco Masini).

La scissione dell’Impero in Oriente e Occidente era nata per poter permettere una maggiore governabilità di quello che era diventata un’intera ecumene di genti e culture ma, cosa non insolita e piuttosto comune, questa forma di governo ha portato man mano a un’ingovernabilità sistemica e generale, legata alla distanza, alla diversità, all’utopia e a qualcos’altro che alcuni tradurranno con la parola: Religione.

E prima di ogni cosa lo Stato che avete davanti non vive più a Roma ma a Costantinopoli, Treviri, Milano, la Gallia ed entro non molto Ravenna. Insomma un mostro a più teste vagamente somigliante a un’idra cannibale che, non avendo altri simili, si sta nutrendo di se stessa.

Teodosio non fu certo il primo a tentare di dare una forma unita a un impero che era oltre alla soglia del crollo. Ci provò usando l’arma della Fede ed è ovvio che si stia parlando di quella Cristiana.

L’editto di Tessalonica del 27 febbraio del 380 d.C. fu redatto non solo da Teodosio (imperatore d’Oriente) ma anche da Graziano e suo fratello Valentiniano II, che oltre ad avere appena 9 anni al tempo della sottoscrizione dell’editto, era solo l’Imperatore nominale di Occidente.

È complicato lo so, ma lo era anche all’epoca era come infilare la mano in un covo di scorpioni e sperare che nessuno di essi ti pungesse.

 

Lo stendardo di Giove

 

L’editto è facile da riassumere in pillole: estinzione totale dei culti pagani e messa al bando di qualsiasi forma di culto che non fosse la religione voluta dall’Impero.

Non avreste bisogno che io vi dica quale fu la conseguenza di tutto questo. Ma, vi sussurrerò, che la guerra è solo la conseguenza di una serie di altri eventi che sono ben lungi dall’essere meno crudeli di un conflitto.

Come Emanuele Rizzardi vi narrerà nel suo “Lo stendardo di Giove”, coloro che siedono sulla sfera del potere non devono fare altro che tirare i fili e guardare cosa accade.

Lo stendardo di Giove prende vita alla morte di Valentiniano II, Imperatore di Occidente. Sembrerebbe un suicidio ma tutti sanno che al pagano Magister Militum Arbogaste poteva comodo un simile evento.

 

Lo stendardo di Giove

 

Sarà stato lui? Lui nega.

Questo evento metterà in atto una rete di cambio di potere a Occidente che ne “Lo stendardo di Giove” diventerà la sceneggiatura di quella che fu la guerra tra Pagani e Cristiani, tra chi vuole in potere e chi lo vuole di più. Tra chi tenta di tenere insieme un bicchiere pieno che è esploso toccando terra e chi pensa di poter cambiare tutto facendo finta che questo non sia mai accaduto davvero.

Lo stendardo di Giove” ci porterà alla tremenda battaglia del fiume Frigido dove il vincitore si troverà proprio dove si trovano tutti i vincitori: su di un trono ricoperto di spine sospeso sul baratro con l’illusione di aver avuto ragione.

La stessa narrazione di Emanuele Rizzardi è lo specchio della società “romana” di quell’epoca.

Bravissimo l’autore a usare un linguaggio intriso di narcisismo e figlio di una società odierna, derivato dall’amore assoluto per un grande fratello che altro non vuole che i suoi personaggi appaiano e che siano convinti della assoluta verità dei loro pensieri su quelli degli altri.

Tale è la storia de “Lo stendardo di Giove”, tale è stata la Storia che portò l’Imperatore Eugenio e il suo magister militum Arbogaste contro Teodosio I: il preludio di una disfatta non lontana.

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