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Misteri e leggende dell’Isola di Pasqua

Rapa Nui, meglio nota come Isola di Pasqua, è una remota isola nel mezzo del Pacifico, famosa in tutto il mondo per i Moai, le colossali statue di pietra costruite fra il 1200 e il 1500 d.c. da popolazioni di origine polinesiana. Le ragioni per le quali vennero erette le enigmatiche sculture sono ancora oggi ignote ed avvolte nel mistero. Scopriamo insieme i segreti e le leggende dell’Isola di Pasqua.

L’isola di Pasqua

L’Isola di Pasqua, chiamata dai nativi Rapa Nui, ossia “Grande Roccia”, è un’isola di origine vulcanica che si trova nel Pacifico, a 2300 Km dalla costa del Cile, al cui territorio appartiene. L’isola si estende per ben 162 Km e deve il suo nome al fatto di essere stata scoperta proprio il giorno di Pasqua del 1772 da alcuni esploratori olandesi guidati da Jacob Roggenveen.

Misteri e leggende dell'Isola di Pasqua

I primi abitanti dell’Isola di Pasqua

Sull’origine degli abitanti dell’Isola di Pasqua aleggiano numerose leggende, da quelle più “realistiche”, che vedono l’isola popolarsi a seguito di flussi migratori provenienti dalla Polinesia a quella, ben più fantasiosa, degli uomini uccello venuti dal cielo.

La leggenda dei Lunghi Orecchi e i Corti Orecchi

Si ritiene che i primi abitanti dell’isola di Pasqua furono popoli indigeni polinesiani che, migrati a bordo di canoe a bilanciere, ivi approdarono nel XII secolo. Secondo la leggenda, vi furono due ondate migratorie: nella prima arrivarono sull’isola i Lunghi Orecchi, popolo così chiamato perché aveva l’abitudine di deformare i lobi delle orecchie con grandi dischi ornamentali. Furono loro gli artefici della costruzione dei Moai

I Corti Orecchi, invece, giunsero successivamente a Rapa Nui, quando già i Lunghi Orecchi si erano insediati ed avevano acquisito il potere e vennero da questi ultimi schiavizzati e obbligati ad effettuare i lavori più umili e pesanti, fra cui quelli di intaglio e ripulitura delle statue colossali.

Non sopportando più lo stato di schiavitù, i Corti Orecchi si ribellarono e ne conseguì una sanguinosa rivolta, di probabile datazione fra il 1772 e 1820, durante la quale i Lunghi Orecchi vennero uccisi e bruciati, mentre numerosi Moai furono abbattuti, come testimonia il navigatore inglese James Cook che, una volta giunto sull’isola circa cinquanta anni dopo l’olandese Roggenveen, trovò molte sculture distrutte o capovolte.

La leggenda degli uomini uccello: Tangata manu e il dio creatore Makemake 

Sulle origini della popolazione dell’isola di Pasqua, una leggenda, alquanto fantasiosa ma affascinate, narra che dal cielo arrivarono degli uomini uccello chiamati Tangata manu, il cui capo era Makemake, dio guerriero e della fertilità e, in quanto tale, creatore dell’umanità, la cui immagine si trova rappresentata su alcune rocce dell’isola. Per secoli a Rapa Nui, nel villaggio di Orongo, si svolse la cerimonia dell’Uomo Uccello a cui partecipavano i membri delle varie tribù con lo scopo di eleggere il nuovo capo.  

I Moai, le colossali e misteriose statue di pietra

Quando la spedizione olandese guidata da Roggenveen approdò sull’isola di Pasqua nel 1772, rimase impressionata dalle colossali e misteriose statue di pietra chiamate Moai.

 Una parte delle sculture era rivolta verso il mare, mentre la maggioranza di esse dirigeva lo sguardo all’interno dell’isola, probabilmente in direzione dei villaggi che all’epoca la popolavano.

Vari gruppi di statue erano montate su piattaforme di pietra chiamate Ahu e alcuni Moai presentavano un copricapo cilindrico di pietra rossastra detto pukao

Misteri e leggende dell'Isola di Pasqua

Presso gli Ahu venivano celebrate dagli abitanti dell’isola e dai sacerdoti delle cerimonie sacre, come descritto da un marinaio della missione di Roggenveen, Carl Fredrich Behrens del Meclemburgo:

Come ho scoperto, si sono affidati completamente ai loro idoli, che sono stati eretti in gran numero sulla spiaggia. Gli caddero davanti e l’adorarono. Questi idoli erano tutti scolpiti nella pietra, a forma di umano, con lunghe orecchie. La testa era adornata da una corona [che significa pukao]. L’intera operazione è stata eseguita ad arte, cosa di cui siamo rimasti molto sorpresi. Intorno a questi idoli furono poste pietre bianche larghe venti o trenta passi. Ho pensato che alcune di queste persone fossero preti; poiché adoravano gli idoli più di altri. Erano anche molto più sottomessi quando adoravano “.

Misteri e leggende dell'Isola di Pasqua

Costruzione e trasporto dei Moai

Si ritiene che i Moai furono scolpiti tra il 1250 e il 1500 d.c. dai primi coloni polinesiani. Originariamente dovevano essere presenti sull’isola circa mille statue, oggi ne restano 638.

Le sculture venivano costruite direttamente nelle cave di tufo alle pendici del vulcano Rano Raraku (al cui interno sono stati rinvenuti circa 400 Moai non ultimati) e poi trasportate per diversi chilometri probabilmente con rulli o in posizione verticale tramite funi, in modo che le statue oscillassero muovendosi, dando l’impressione che camminassero. 

Quello che è certo è che il trasporto dei Moai richiedeva una grande quantità di legname, motivo per il quale si ritiene iniziò il grave disboscamento dell’isola che portò anche alla fine della costruzione delle statue.

I volti dei Moai si presentano tutti simili: lo sguardo rivolto verso l’alto, le labbra chiuse, il naso appuntino. In passato gli occhi erano di ossidiana e corallo bianco, oggi solo una statua presenta questa caratteristica.

Le sculture sono alte da 2 mt fino a 10 mt, ve ne è addirittura una di 21 mt non ultimata e rinvenuta nella cava. Un Moai di 10 mt pesa fra le 70 e 80 tonnellate e per muoverlo si ritiene fossero necessari circa 180 uomini, mentre i grandi copricapo raggiungono altezze notevoli, il più alto arriva a 2,1 mt e pesa oltre 11 tonnellate. 

 Nella maggior parte dei casi sono visibili solo le teste delle statue, ma molte di esse presentano corpi interrati, sul cui dorso sono spesso incise iscrizioni in rongorongo, l’antica lingua, tuttora indecifrata, dell’isola.  

La funzione dei Moai: ipotesi e leggende

Ancora oggi si susseguono ipotesi e leggende sulle ragioni per le quali la popolazione di Rapa Nui costruì i Moai, non essendo ancora chiara, infatti, la loro funzione.

I Moai come raffigurazione degli antenati 

La tesi attualmente più accreditata è che i Moai fossero raffigurazioni in pietra degli antenati, costruiti con l’intento di cogliere i benefici dei poteri soprannaturali (mana) degli avi defunti e favorire, in tal modo, la protezione dell’isola da parte delle divinità, apportando benessere e prosperità alla popolazione. Per questa ragione, la maggior parte delle statue avrebbe lo sguardo rivolto verso l’interno dell’isola in direzione delle località in cui erano collocati i villaggi. 

I Moai come guardiani di pietra “mobili” costruiti dai giganti

Secondo un’altra leggenda, i Moai furono realizzati da una civiltà di giganti che popolavano Rapa Nui, timorosi che mostruosi anfibi salissero in superficie dagli abissi marini per coglierli nel sonno e distruggerli o renderli schiavi. Per questo motivo costruirono le colossali statue quali guardiani di pietra posti a protezione dell’isola e dei suoi abitanti. Secondo questa leggenda, i Moai erano statue “mobili”, in grado cioè di muoversi grazie a una forza misteriosa o a remoti comandi. Vi è anche qualcuno che ha ipotizzato, in maniera alquanto ardita, che i Moai fossero giganteschi esseri viventi successivamente pietrificati.

I Moai come segnalatori di acqua dolce

Un recente studio della Binghamton University ha dimostrato come i Moai avessero in realtà una finalità pratica quali “segnalatori” di acqua dolce: dalle ricerche, infatti, è emerso che sia gli Ahu che molte delle statue sono collocate in prossimità delle sorgenti d’acqua. In tal modo, attraverso la raffigurazione protettiva e divinatoria degli antenati, si raggiungeva altresì l’intento benefico di condividere la conoscenza delle risorse idriche essenziali per la comunità

La fine dei Moai: la causa fu il disboscamento dell’isola?

La costruzione dei Moai si interruppe improvvisamente verso il 1500 d.c., come testimoniano le 400 statue abbozzate e mai terminate rinvenute all’interno della cava di Ranu Raraku.

Quali furono le cause? Gli studiosi hanno avanzato differenti ipotesi e ad oggi non vi sono certezze in merito. Forse si trattò di una grave crisi sociale o di una guerra tra le tribù, oppure dilagò una grave epidemia che decimò la popolazione.

Tuttavia, la tesi ad oggi più accreditata, è quella del disboscamento dell’isola.

Per costruire i Moai e soprattutto per trasportarli era necessaria, infatti, una grande quantità di legname, che a seguito di secoli di eccessivo sfruttamento si esaurì. Ci si chiede la ragione per la quale la popolazione dell’isola non si accorse in tempo della gravità della situazione in cui il loro habitat versava e degli irrimediabili danni provocati dalla deforestazione. 

Alcuni studiosi ritengono che gli abitanti di Rapa Nui fossero perfettamente coscienti di ciò, ma furono costretti a scegliere tra la interruzione della costruzione delle sacre statue e la conservazione degli ultimi alberi per ricavarne il legno: scelsero la prima via, ritenendo che gli dèi li avrebbero in qualche modo aiutati, ma così non fu, le divinità non giunsero in soccorso, ponendo irrimediabilmente fine alla produzione degli enigmatici Moai ed avvolgendo  per sempre la loro storia nel mistero.

 

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Alessia Cantagallo

Alessia Cantagallo è una blogger, viaggiatrice, studiosa appassionata di esoterismo, misteri e tradizioni magiche. Nasce in Abruzzo  sotto il segno dello scorpione. Si laurea in giurisprudenza per dovere e in lettere per piacere. Appassionata di misteri ed esoterismo, conduce studi in tali ambiti ed è autrice del blog https://leviedelmistero.wordpress.com.
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