Murate vive – storie di fantasmi e di femminicidio

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Murate vive – storie di fantasmi e di femminicidio

Murate vive: a quanto pare, questo tipo di omicidio/tortura era molto amato in passato dai signori che possedevano castelli. Anche nelle fiabe, troviamo traccia di questa barbara abitudine di punire mogli e figlie, soprattutto in caso di palese disobbedienza o di tradimento, chiudendole per sempre in una stanza.

Raperonzolo

Raperonzolo è diventata famosa grazie alla versione Disney Rapunzel, un po’ diversa dalla storia originale, in cui un mago adottava una neonata, per tenerla prigioniera nella torre. In questa prigionia possiamo leggere intenti pedofili, oppure semplicemente il desiderio di totale controllo su un’altra persona.

murate vive

Secondo alcuni studiosi, Raperonzolo sarebbe in realtà ispirata a Santa Barbara, che fu chiusa dal padre in una torre e che mostrò la sua fede cristiana aprendo in questa una terza finestra in onore della trinità. La giovane, fu decapitata dal padre stesso.

Molte storie legate alle donne prigioniere in torri sono legate all’esistenza di antiche strutture, le case torri, che erano costruite a scopo difensivo: gli ingressi, posti molto in alto e accessibili solo tramite scala a pioli, facevano pensare alla gente del popolo che fossero in realtà prigioni. E chi meglio di una principessa ribelle può finirci dentro?

Il Dragone

Ne “lo cunto de li cunti” troviamo una poveraccia di nome Porziella che finisce nelle grinfie di un re misogino: a lei va anche bene, perché le donne passate di lì prima di lei sono state tutte uccise, oltre che violentate. Lei si salva grazie all’intervento di un uccello magico, ma viene murata viva dal cattivo sovrano. Porziella, sola nella sua prigione, partorisce un bambino, e il re le concede di fare un buco nel muro per farci passare il bimbo, che viene allevato da lui.

La vergine Malvina

Una storia di lunghissima prigionia la leggiamo nella fiaba dei Grimm “La vergine Malvina”, in cui una giovane principessa rifiuta di sposare l’uomo scelto  dal padre. Lei ama un altro principe, ma il re è irremovibile e così…

Allora il padre divenne furibondo e fece costruire una torre oscura, dove non entrava raggio di sole né di luna, e quando fu pronta, disse: “Rimarrai chiusa qui dentro per sette anni, finché tornerò io stesso a vedere se finalmente il tuo indomito spirito sarà domato.” Poi fece portare cibo e acqua sufficienti per tutta la durata della prigionia, e la principessa e la sua cameriera furono murate vive, e per tutti quegli anni esse non seppero mai quando fosse giorno o notte.

Sono sempre le donne che finiscono murate vive, cosa che è ben diversa dal murare cadaveri in intercapedini e stanze segrete. Il murare una persona in vita è un atto violento sotto vari punti di vista: si lascia letteralmente morire una persona, sulla quale si esercita il controllo più totale. Murare è togliere possibilità di movimento – come in una prigione – ma anche l’aria, l’acqua, la speranza, la luce. È condurre alla pazzia.

L’uccel belverde

Italo Calvino ci racconta la travagliata storia di una famiglia reale: il re e la regina sarebbero anche felici, se non ci fossero le sorelle di lui a tramare contro di loro. Mentre il re è in guerra, la regina partorisce e le perfide cognate mentono e gli fanno sapere che la regina invece di far nascere bambini, genera animali. Il re al secondo annuncio si disgusta della moglie e lascia che le due donne ne facciano ciò che vogliono.

La murarono dal collo in giù e le portavano un po’ di pane ed acqua ogni giorno.

I figli, però, che si salvano miracolosamente dalla morte, crescono e vogliono salvare la madre. Il lieto fine vede la famigliola riunita e le cognate cattive… be’, cosparse di pece e defenestrate. Insomma, la fantasia non manca mai, nel torturare.

 La Ballata del Monastero Argeș

Il folklore romeno porta tracce di questa terribile pratica nella  Ballata del Monastero Argeș, che  risale al 1500 e racconta le leggendarie origini  del Monastero che sorge nella Curtea de Arges, uno dei monumenti più importanti e imponenti della zona. Racconta la leggenda/ballata che  i tentativi di edificare la costruzione finivano sempre male, ogni mattina ciò che era stato fatto il giorno prima veniva trovato distrutto. Uno dei mastri costruttori, Manole, tentò di scoprire le cause, e venne a sapere che una divinità cattiva era contraria alla costruzione: per placarla, avrebbero dovuto murare viva la prima donna che si fosse presentata. Destino volle che fosse proprio la moglie incinta di Manole, la quale viene con grande dolore di tutti sacrificata insieme al bambino, murata viva nelle fondamenta.

Qui il richiamo ad antichi riti sacrificali propiziatori è evidente. Lieto fine? no, grazie: Manole si suicida per riunirsi a moglie e figlio, una volta terminato il lavoro.

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Le donne murate vive nella Storia

Sarebbe bello poter dire che le donne murate vive appartengono solo alla narrazione fiabesca, ma così non è. Più o meno celebri, sono tantissime in tutta Europa le leggende o le documentazioni storiche di donne lasciate morire – o vivere – prigioniere dietro muri.

Qui vi raccontiamo solo alcune delle note vicende che vedono come protagoniste nobildonne e non solo il cui triste destino è quello di morire murate vive.

Erzsébet Báthory

La “Contessa Dracula” o “Contessa Sanguinaria”, di cui tanto hanno parlato documentari e trasmissioni, fu accusata dell’omicidio di centinaia di giovani donne. La contessa si riteneva immune dalla legge, e fece l’errore di alzare il tiro: non più solo le serve del palazzo e ignare contadine, ma anche giovani nobildonne finirono straziate dalla crudele asssassina e dai suoi complici.

Quando la notizia di quello che accadeva fra le mura del suo castello arrivò fino agli esponenti della Chiesa cattolica, l’imperatore Mattia II intervenne mandando di nascosto nel castello alcuni suoi uomini: la Báthory fu colta in flagrante mentre torturava alcune ragazze; trovarono anche in molte stanze e nelle prigioni diversi cadaveri straziati e donne ancora vive con parti del corpo amputate. Fu incriminata e murata viva in una stanza del suo stesso castello, con un foro per ricevere il cibo. Morì quattro anni più tardi, lasciandosi morire di fame in quella cella.

Rosania Fulgonio di Gropparello

La leggenda del castello di Gropparello, in provincia di Piacenza, narra che la bella Rosania Fulgonio (o Fulgosi), moglie di tal Pietrone, fosse rimasta al castello mentre il marito guidava le proprie truppe per difendere altrove i propri possedimenti. Siamo nel 1200, e si fa presto a perdere un castello se ci si allontana: la rocca di Gropparello, in sua assenza, cade nelle mani del nemico di Pietrone.

Quest’ultimo, però, è stato un tempo innamorato di Rosania e l’amore torna ad ardere… finchè Pietrone, saputo dell’assedio e del tradimento, non torna, riconquista il castello, uccide il nemico e condanna la moglie fedifraga a morire murata viva nelle segrete. E così, ecco aggirarsi ancora una dama bianca fra le mura: il fantasma della triste castellana.

La dama di Arcano – murata viva per avidità

Ancor più triste la storia della povera Todeschina di Prampero, murata viva nel castello di Arcano. Siamo nel 1600 e la Storia ci dice che una certa Todeschina arriva al castello come sposa di Alfonso d’Arcano. Lei è molto ricca, la sua dote è un vero tesoro, quando lei poco dopo rimane vedova. Alla donna, ancora giovane, rimangono solo due possibilità, tornare a casa oppure entrare in convento. Il cognato, però, si offre di  sposarla. Lui no vuole perdere il denaro, che al castello serve… quanto a lui. Todeschina accetta, e firma così la propria condanna, perché nel giro di poco tempo il nuovo marito la calunnia e la fa passare per una traditrice. Lui stesso arriva a pugnalarla, e poi, mentre la giovane è ancora viva, la mura in un luogo segreto. Lì Todeschina, agonizzante, trascorre le sue ultime ore.

Leggenda? Forse. Ma all’inizio del 900 durante un restauro, un’intercapedine ha rivelato ossa umane.

Bianca Maria Aloisia malaspina e il castello di Fosdinovo.

Nella Lunigiana, il bellissimo castello si Fosdinovo ospita il fantasma di un’altra sventurata donna murata viva. Anche qui, la leggenda ha trovato drammatica conferma durante i restauri.

Siamo nel secolo XII e Bianca Maria Aloisia Malaspina è promessa sposa al solito nobiluomo, ma si innamora di uno stalliere. Viene mandata in convento per ravvedersi, ma qui si scopre una vergognosa verità: la giovane è incinta. Bianca viene cacciata dal convento, e a casa l’aspetta l’orrore: il suo amato viene ucciso e lei torturata e imprigionata nelle segrete. Lei tuttavia non rinnega il suo amore e il padre, furente, la fa murare viva, con un cane e un cinghiale.

Orrore a non finire, in quella che sembra una storia da horror, ma che appunto ha fatto rabbrividire più di una persona, quando in un muro sono state ritrovare ossa che all’analisi sono risultate appartenere a un corpo femminile.

La regina murata viva

In Albania, nella antica città di Scutari, si narra una leggenda poco nota dalle nostre parti. Nel castello che domina la collina di Tepe, fu imprigionata la regina Rosafa, condannata a morte e murata viva; anche lei, come altre sventurate, era madre. Il suo figlioletto, però, era nato prima del dramma, e il suo ultimo desiderio fu quello di poter allattare il bimbo fino all’ultimo. Ottenne che venisse aperta una piccola breccia, ultimo contatto con il neonato e con il mondo esterno.

Bianca di Collalto

Altra leggenda, questa volta che vede protagonista una giovane e bella serva dei signori di Collalto. La vicenda è stata resa nota nel 1925, ma pare sia molto antica: il fantasma della povera servetta sarebbe da secoli la dama bianca della famiglia.

Siamo circa nel 1300, Tolberto di Collalto è il signore del feudo. È lui a causare, senza saperlo, l’ira della sua sposa nei confronti della cameriera, in quanto la ragazza, vedendolo partire, si lascia scappare lacrime che la signora interpreta come segno di tradimento. Mentre il marito è assente, fa murare la rivale viva nel palazzo, in una torre.

Al ritorno, Tolberto notò l’assenza di Bianca, e secondo una delle versioni della leggenda, scacciò la moglie assassina.

 

Fiabe che raccontano storie vere: quando le fiabe incontrano la Storia

La dama di Gropparello: fantasmi italiani

https://allaricercadeltempoperduto.forumcommunity.net/?t=30838265

http://www.tuscanytreasurehunting.com/2018/05/20/castello-di-malaspina-e-la-donna-murata/

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