Ossa di drago in Italia e in Europa

Ossa di drago in Italia e in Europa, e non solo intorno al leggendario lago Gerundo.

Ebbene sì, le ossa di drago si moltiplicano nelle cattedrali e nelle cronache locali di molti luoghi, in Italia e in Europa. Tante storie, che affondano le loro radici in un passato misterioso e talvolta così  remoto da lasciare  spazio ai sogni e alla leggenda.

Atessa

Ossa di Drago in Italia

Il drago di Atessa

Atessa è una cittadina in provincia di Chieti, che custodisce nella sua cattedrale un famoso osso di drago.

La Storia di questa città è antica, e racconta la leggenda che il suo nome nasca dalla fusione di due città vicine, sorte intonro a due castelli longobardi, Ate e Tixa.

Qui si inserisce la  leggenda del nostro drago, che nella valle fra i due villaggi impediva l’unione dei borghi.

Dallo storico  abruzzese Giovanni Pansa conosciamo tutta la storia, nella  sua versione più celebre:  il drago aveva preso dimora nel fosso paludoso del Rio Falco, che nella realtà fu la fonte primaria delle numerose  epidemie di colera e di peste nella città. Oggi il rio scorre sotto Piazza Benedetti.

Il dragone, con il dorso verde, il ventre giallo e la bocca rossa,  impediva da una parte l’unificazione delle città, dall’altra esigeva un tributo mensile di vite umane.

ossa di drago in italia e in europa

San Leucio, a cui poi sarà intitolata la cattedrale, che si trovava in pellegrinaggio da quelle parti, con l’aiuto di Dio o secondo un’altra versione, della spada  di San Michele, stanò il drago dalla grotta dove si nascondeva e lo uccise sopra un’altura del Rio Falco, proprio dove oggi sorge la cattedrale.

Del drago rimasero solo una costola e il sangue, che San Leucio donò ai cittadini della neonata città di Atessa, finalmente unita. Volle inoltre che sul luogo dell’uccisione in ricordo perenne, fosse eretta una chiesa.  Dai documenti si evince che San L’edificio religioso esiste almeno dall’859 d.C. e per molto tempo la costola di drago è stata messa in bella mostra sopra la volta principale. Oggi è visibile in una nicchia di fianco all’entrata, accanto ad alcune preziose reliquie, e ancora non si sa bene di che animale si tratti: l’ipotesi più accreditata è che sia un resto degli elefanti di Annibale, di cui non lontano si è trovato un cimitero, ma è anche possibile che sia un osso di balena preistorica.

Santi Maria e Damiano di Murano

Il drago nel duomo di Murano

Anche a Murano abbiamo un santo uccisore di draghi, ed è san Donato di Evorea, patrono della città.

Nella cattedrale dei santi Maria e Donato, rimane traccia dell’impresa del santo.

San Donato era probabilmente un vescovo di una chiesa nell’Epiro, intorno al 300 d. C e fra le sue imprese è annoverata l’uccisone di un enorme drago, compiuta col solo segno di croce.

Il santo avrebbe affrontato la mostruosa creatura in groppa a un asino, ed è per questo che nelle rappresentazioni di Donato lo si vede in compagnia del drago, oppure benedicente dalla groppa dell’asinello.

Le ossa di San Donato sono arrivate prima di quelle del drago, e sono state deposte in una chiesetta che poi è stata ampliata nell’attuale edificio. Le ossa del drago, insieme a un suo enorme dente, arrivarono a Murano in un secondo momento, e oggi si trovano dietro all’abside.

Le reliquie di San Donato si trovano in un sarcofago di marmo. Dietro l’altare ci sono quattro ossa costali, appese a fili. Le ossa sono lunghe più di 1 metro.

Sembra che anche queste siano resti di cetaeo fossili, ma da queste parti alle ossa di drago non hanno mai dato eccessivo peso.

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cattedrale di Wavel

Il drago di Wavel – ossa di drago in Italia e in Europa

Un altro celebre osso di drago, anzi, mucchio d’ossa, lo troviamo nella cattedrale di Wavel, Katedra Wawelska in Polonia.

Qui il drago ha un nome come il nostro Tarantasio e si chiama Smok Wawelski. 

Il drago infestava la zona prima che la città venisse costruita e la gente del posto doveva pure nutrirlo a fanciulle, fino a che un giovanotto della zona, il calzolaio Skuba, non imbottì una pecora di zolfo e la diede in pasto a Smok, il quale, un po’ come il lupo dei sette capretti, ebbe una digestione difficile e si andò ad abbeverare al fiume… fino a esplodere.

immagine della leggenda

Questo allegro quadretto è tuttora ricordato con orgoglio dalla cittadina polacca e dai numerosi turisti che infestano, oggi il luogo.

Anche in questo caso, nessuno ha voglia di andare a scoprire la verità, per  cui per ora le ossa restano appese e ci lasciano il dubbio se si tratti di antico elefante, preistorico mammut, o mammifero acquatico d’altri tempi.

ossa di drago in italia e in europa
https://www.atlasobscura.com/places/brno-dragon

Il coccodrillo come fa?

In alcune chiese, talvolta spacciati nell’antichità come draghi e draghetti, venivano appesi coccodrilli imbalsamati.

A volte erano souvenir delle crociate, o di viaggiatori locali, ma il filo conduttore era l’idea di appenderli al soffitto delle chiese.

Le chiese in passato erano un po’ il ricettacolo  di tutte le meraviglie, naturali e non, che giungevano come ex voto  o come doni. Nel caso degli animali pericolosi come i coccodrilli, il fatto di appenderli aveva un significato di esorcismo e di protezione dal male.

Ne troviamo un bell’esemplare a Grazie di Curtatone nel Santuario delle Grazie, uno a Ponte Nossa nel  Santuario della Madonna delle Lacrime, uno a Brno in Polonia, appeso nel Municipio. QUest’ultimo è proprio grosso e da decenni si cerca di spacciarlo per un drago… E quasi quasi, c’è da crederlo!

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IL DRAGO DI ATESSA

 

Autore

Antonia Romagnoli
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