Ostara Eostre e altre dee: Le leggende dell’equinozio di primavera

Ostara, Eostre, Estia, Vesta… sono tanti i nomi delle divinità che incontriamo in tutta l’antica Europa, legati all’equinozio di primavera e alle leggende che raccontano l’arrivo della primavera. Scopriamo di  più…

Ostara, dea e festività

Le religioni neopagane, appoggiandosi a riti più antichi, hanno recuperato un calendario di festività suddidiviso iin “sabbat”, 4 maggiori e 4 minori.

I quattro maggior sono:

  • Samhain/Calenda – Capodanno celtico – celebrato attorno al 31 ottobre
  • Imbolc/Candelora – Festa del ritorno della Luce –  celebrato attorno al 2 febbraio
  • Beltane/Calendimaggio – Estate –  celebrato attorno al 1º maggio
  • Lughnasadh – Festa del raccolto – celebrato attorno al 1º agosto

mentre i quattro minori sono:

  • Yule – celebrato attorno al 21-22 dicembre
  • Ostara – celebrato attorno al 22-23 marzo
  • Litha – celebrato attorno al 21-22 giugno
  • Mabon – celebrato attorno al 22-23 settembre

Ostara (chiamata anche Eostre, Eastre oppure Eostar) è dunque il nome di uno degli otto sabbat pagani; si celebra il giorno dell’equinozio di primavera ed è condivisa relativamente da tutte le religioni pagane moderne.

Tutte le festività, rappresentate nella ruota dell’anno, si trovano posizionare con regolarità lungo l’arco del tempo.

La natura, i suoi ritmi sono al centro  di questa cultura antica e moderna insieme, ma proprio nelle radici più profonde delle festività primaverili andremo a scoprire la nascita di usanze ancora in uso, non solo nelle religioni neopagane.

Eostre e altre dee: Le leggende dell'equinozio di primavera
vestali

La dea della fertilità, Eostre – Ostara

I nomi di questa dea sono tanti, ma fanno riferimento tutti alla  stessa divinità.

Fra le divinità nordiche troviamo Öistre, la dea dell’alba, che corrisponde anche a Freya. Eostra si trova invece nella mitologia germanica e la stessa radice del nome è visibile nel nome della dea Estia della mitologia greca, una dea del focolare e della casa, sempre fra gli dei minori, e della dea romana Vesta, sempre legata al fuoco.

Una dea minore, in molte religioni, meno nota di altre come la greca Demetra, che presiede ai raccolti e alle messi, o a Brigit celtica, che fa parte della corte degli dei  Tuatha Dé Danann e racchiude alcune delle caratteristiche di Diana, Atena e della dea della Vittoria.

Per Eostre nessuna grande impresa: solo un passaggio leggero ma rigenerante attraverso la natura.

Eostre, come tutte le divinità corrispondenti, d’altra parte, racchiudono in loro un raggio di sole segreto: è quello dell’alba, del primo solo che spunta a est. Est, east, osten. Un punto cardinale che viene abbracciato  dal nome delle dee.

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Un legame forte anche con la festività pasquale in molti paesi, fra cui l’Inghilterra: Easter è una derivazione del nome della dea, così come il tedesco Oestern.

Nel capitolo 15 ( De mensibus Anglorum , “I mesi inglesi”) della sua opera dell’VIII secolo De temporum ratione (” The Reckoning of Time “), Beda descrive i nomi dei mesi indigeni del popolo inglese. Dopo aver descritto l’adorazione della dea Rheda durante il mese anglosassone di Hrēþ-mōnaþ , Beda scrive di Ēosturmōnaþ , il mese della dea Ēostre:

Eosturmonath ha un nome che ora è tradotto “mese pasquale”, e che una volta era chiamato dopo una loro dea di nome Eostre , in cui si celebravano le feste in onore in quel mese. Ora designano quella stagione pasquale con il suo nome, chiamando le gioie del nuovo rito con l’antico nome dell’antica osservanza.

Eostre e altre dee: Le leggende dell'equinozio di primavera
Eostre

L’equinozio di primavera e le leggende di Eostre.

Il giorno dell’equinozio le ore di luce sono pari a quelle di oscurità. Se il solstizio d’inverno viene festeggiato in grande perché dalla notte più lunga la luce ricomincia ad acquisire potere,  l’equinozio di primavera rappresenta la sua vittoria:  è  un momento di nascita e di rinascita, un momento favorevole per la fertilità. Un trionfo del femminino.

La dea Eostra è collegata a una leggenda molto rappresentativa.

Durante il suo passaggio rivitalizzante in un bosco ancora avvolto  dal gelo invernale, la dea Eostra /Eostre  si imbatté in un uccellino appena nato, ancora implume, che stava rischiando di morire a causa del gelo. Non potendo scaldare tutto il bosco, la dea ebbe l’idea di salvare la vita al pulcino trasformandolo nel cucciolo di un leprotto, ben fornito di una calda pelliccetta fin dalla nascita.
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L’uccellino trasformato in lepre prese a seguire Eostre nel suo viaggio attraverso la natura, correndole appresso e annunciando il suo arrivo.

Questo leprotto, però, mantenendo in parte la sua natura passata… lungo il suo cammino deponeva uova tutte colorate, in onore della dea.

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Riti e tradizioni di ieri e di oggi intorno all’equinozio di primavera

Ecco da dove nasce, dunque, la tradizione della caccia alle  uova. Da questa leggenda, il passaggio alla caccia alle uova nasce nei paesi germanici e già se ne hanno notizie all’inizio dell’epoca luterana: sono documentate, infatti, nella mattina di Pasqua, varie occasioni in cui gli uomini nascondevano uova per farle cercare da donne e bambini.

In epoca vittoriana, la caccia alle uova entra nelle tradizioni anglosassoni.

La lepre che accompagnava Eostre è stata “addomesticata” in coniglio dando vita al famoso Easter Bunny, il coniglio pasquale che nasconde le uova per i bambini.

L’uovo, d’altra parte, è stato accolto dalla simbologia cristiana come immagine della resurrezione di Cristo: il guscio  rappresenta il sepolcro.

Un simbolo di nascita, rinascita, di ritorno alla vera natura delle cose.

Ma questo non è l’unico simbolo ereditato nelle celebrazioni cristiane della Pasqua.

Le sacerdotesse di  Eostre, nella notte dell’equinozio, al pari delle vestali che tenevano acceso un perenne fuoco nei templi, accendevano un cero che doveva ardere per tutta la notte ed essere spento solo alla prima luce dell’alba: questo cero torna anche oggi protagonista della veglia pasquale cattolica e ortodossa: viene acceso col “fuoco nuovo” e arde non solo per tutta la notte di Pasqua, ma per tutte le celebrazioni dei cinquanta giorni di Pasqua, come se fosse un solo giorno, illuminato dalla luce di Cristo Risorto.

Festività legate all’equinozio di primavera

Luce che chiama la luce: d’altra parte,  anche la festività pasquale sia ebraica che cristiana pur essendo una festa mobile si calcola in base all’equinozio di primavera. Nel mondo cristiano si celebra infatti la prima domenica che segue la luna piena successiva (o contemporanea) all’equinozio. Un po’ più complesso il calcolo della Pasqua ebraica, che cade al al tramonto del giorno 14 del mese di Nisan del calendario ebraico, che segue un ciclo lunisolare. Il 14 del mese di Nisan dovrebbe corrispondere sempre al primo plenilunio successivo all’equinozio di primavera, ma poiché l’anno ebraico medio è di circa 6 minuti e mezzo più lungo rispetto all’anno tropico, nel corso dei secoli si sono accumulati alcuni giorni di ritardo nella definizione convenzionale del plenilunio.

Immagine di Ostara da Wikipedia

Se sei curioso di leggere di più… Pharmakis, strega e donna: Medea e il suo mito

La tragedia di Medea nelle mani di Euripide e Seneca

 

 

 

Antonia Romagnoli
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