Pharmakis, strega e donna: Medea e il suo mito

Medea
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Pharmakis, strega e donna: Medea, il mito.

di Altea Alaryssa Gardini

C’era una volta la principessa della Colchide e il suo nome era Medea.

 Medea

Nella vita ho incontrato tanti personaggi che nella loro storia e, di conseguenza, dal momento che hanno intrecciato la mia, si sono rifiutati di essere dimenticati.

Qualcuno potrebbe dire che le anime di coloro che sono vissuti lasciando una profonda impronta della loro esistenza non hanno mai avuto la caratteristica “dimenticabile” tra le loro virtù e tale sorte hanno anche da morti.

Che dire di coloro che, nella realtà, non sono mai vissuti ma la loro essenza è prepotente a tal punto da entrare nell’immaginario di scrittori, autori e persone di ogni genere e in ogni secolo?

In questo caso, al personaggio di cui mi accingo a parlare, i secoli non mi basterebbero ma mi dovrò munire di millenni, echi provenienti dalle montagne della Tessaglia e di una nave: Argo, per la precisione.

Se state cercando di ricordare i protagonisti della spedizione delle Argonautiche, vi fermo subito.

Non siamo qui per parlare di quella reale e mitica schiatta di ragazzi che si imbarcò su quell’antico legno.

No, non di loro.

Ma di colei che li accompagnò e li aiutò a tornare alle loro case.

Badate bene a non pensare che lei abbia fatto qualcosa di diverso da questo. Non volete realmente che la sua furia si abbatta su di voi.

Ricordate come è finita con Giasone?

No? Allora siete nel posto giusto. Sto giusto accingendomi a raccontarvelo.

Medea
Medea – Feuerbach Anselm
Lei è Medea.

Forse, una delle prime a cui è stato detto che avere una donna a bordo porta sventura.

Forse, una delle prime che abbia tentato di ricordare, alla balda ciurma, che la sapienza si paga; che le scorciatoie possono nascondere insidie e che lo spergiuro è qualcosa che smuove divinità e non solo.

Medea passa alla ribalta per essere colei che, degenere e folle, potentissima maga e strega, uccide i propri figli.

Vero ma non verissimo.

Sapete che, nella realtà dei fatti, il concetto di strega, inteso nella maniera in cui facciamo oggi e che attecchisce fortemente durante “i secoli bui” del Medioevo, nasce nell’immaginario romano solo nel I secolo a.C.?

A Roma le prime streghe vengono chiamate in molte maniere e molti dei termini usati, in realtà. non definiscono con precisione le capacità di queste creature che occupano un posto d’onore nell’immaginario millenario delle persone.

I primi a sostituire le Pharmakis (persone in grado di creare pozioni usando le erbe) alle streghe sono Orazio e Ovidio, più tardi anche Seneca che darà il via ad un immaginario oscuro e pieno di terrore.

Lady Machbet? Una principiante se confrontata a Medea.

“La creta con cui le persone modellano le immagini delle loro paure; e per esprimere paure e ansie del momento, quella creta deve rimanere malleabile. Solo quando coloro che stanno fuori da una comunità cominciano a fare le loro liste di demoni per i propri scopi si ottiene una reale coerenza di tratti e di immagini: una coerenza artificiale, nata da un analitico desiderio di catalogare, o da un magico desiderio di controllare, o da un missionario desiderio di svalutare e di dominare.” ‒ Sarah Iles Johnston

Ma Medea può essere considerata una Strega?

Medea ha illustri natali. Suo nonno è Helios e, a seconda delle tradizioni che tramandano il suo mito, sua nonna potrebbe essere Ecate o anche sua madre come si può attestare da Diodoro Siculo.

Di sicuro, con Helios come progenitore, ella vanta anche una parentela con Circe.

Ma, prestate attenzione, Circe in realtà è una dea non una mortale e, come sapete, gli dei possono tutto e la parola strega o maga mal si calza ad una di loro.

La nostra Medea, almeno all’inizio della sua lunga esistenza, è mortale.

La nascita del mito di Medea, come dicevo, si perde tra gli echi delle montagne e non è certo quando la sua storia iniziò ad essere cantata ma quello che sappiamo inizia con la Teogonia di Esiodo.

Medea nasce nella Colchide da re Eete e dalla oceanina Idia. Ella ha anche un fratello Apsirto.

Le sue avventure, anche se forse possono essere classificate più come sventure, iniziano con l’arrivo del bel Giasone e dalla sua compagnia di amici.

Forse, la nostra protagonista, decise di sovvertire le leggi del padre che voleva morti tutti gli stranieri o, forse, ella fu stregata (con lo zampetto di quella dispettosa di Afrodite) da Giasone e farebbe di tutto per aiutarlo.

Quello che sappiamo è che il bel giovanotto desiderava il vello d’oro per portarlo da Pelia, suo zio, per riavere il trono che era di suo padre.

Medea fu colei che gli indica lo stratagemma per riuscire ad evitare il drago o ad ucciderlo.

Le leggende non sono tutte concordi su come l’impresa venne portata a compimento ma, dopo aver ottenuto la pelle del mitico ariete, Medea fu costretta a fuggire.

Propose gli Argonauti di aiutarli nelle loro imprese se, in cambio, Giasone avrebbe accettato di sposarla cosa che farà, non c’è motivo di pensare diversamente, di buon grado.

Con il padre alle calcagna, lei uccise suo fratello e lo ridusse in tanti pezzi con l’intendo di rilasciarli, poco per volta, con lo scopo di ritardare il padre troppo impegnato a raccoglierli.

Anche in questo frangente potete avvertire che la cosa importante per il padre è ricomporre il corpo del proprio figlio per poterlo seppellire.

Nulla è più importante e non sapremo mai se sarebbe stato lo stesso se fosse stata la figlia femmina ad essere stata uccisa.

Pensate che qui si sia arrivati ad un certo culmine di violenza?
State scherzando, vero? Come potete pensarlo se lei non ha ancora ucciso i suoi figli?

Fuggiti dalla Colchide i due si diressero a Iolco dove Giasone si aspettava che re Pelia, suo zio, gli restituisca il trono in cambio della dorata pelle dell’ariete.

Giasone, come c’era da aspettarsi, era caduto nel tranello più vecchio di tutti.

Uno dei tanti in cui non riesce ad evitare di finire.

Figuriamoci se un re che si è seduto su di un trono con l’inganno, decide di rialzarsi solo perché lo ha promesso al nipote.

Non so voi, ma già solo per questo, la mia opinione su questo grande eroe scende di qualche tacca.

Ma anche Pelia non aveva capito una cosa: non puoi maltrattare Era e aspettarti che, prima o poi, ella non ti mandi qualcuno, a punirti.

Medea, a questo punto, per aiutare il suo uomo, raggirò le figlie di Pelia.

Raccontò loro, aiutandosi anche con un’elaborata messa in scena, che ella è in grado di ringiovanire il loro padre.

Medea
Medea e le Peliadi. Stele romana copia di un originale greco del 420-410 a.C. Pergamonmuseum, Berlino

Le principesse devono solo ucciderlo, farlo a pezzi e metterlo a bollire in un calderone mentre lei si sarebbe occupata di recitare il sortilegio che avrebbe ricomposto il corpo. così facendo egli sarebbe stato giovane di nuovo.

Con il giovane vitello usato ad esempio aveva funzionato, giusto?

No, Giasone, non fu l’unico sciocco in questa storia ma le principesse erano le sue cugine e si sa: la mela non cade mai troppo lontano dall’albero.

Le Peliadi fuggono per l’orrore del crimine da loro commesso.

Ora, anche in merito a ciò che accadde a Iolco, le tradizioni divergono.

Alcune affermano che i due regnarono per qualche tempo mentre altre asseriscono che Giasone consegnò subito il regno al figlio maschio di Pelia: Acasto.

I due, comunque andò, furono costretti a fuggire e dirigersi verso le coste di Corinto.

No, non è ancora il momento in cui potete dire che Medea è crudele. I suoi figli non sono ancora morti, abbiate pazienza.

Alla corte di Creonte, re di Corinto, Giasone prese in moglie la figlia del sovrano.

Qui, come potete immaginare, la situazione si complica non poco: Giasone ripudiò Medea la invitò, come dipende da coloro che vi racconteranno la sua storia, ad andarsene da Corinto.

Ella, gettata via e scacciata, senza luogo dove tornare, con molti che la vorrebbero morta, sostituita da una greca più giovane e di alto lignaggio, cosa può fare?

Porgere l’altra guancia? No, non è decisamente da lei.

Medea decise di distruggere tutto quello che Giasone aveva appena conquistato, e non solo.

Costringe Egeo, re di Atene, a giurarle che la accoglierà e mai la caccerà dal suo regno;

Ottiene di ritardare di un giorno il suo esilio da Corinto;

Manda i suoi figli a consegnare doni alla giovane sposa di Giasone e ordisce la vendetta più grande di tutte.

L’uomo, spergiuro e traditore, doveva perdere il suo tesoro più grande: i suoi figli.

Fatto questo, Medea, dopo aver sacrificato il corpo dei suoi due figli al tempio di Era Aerea a Corinto, fugge verso Atene a bordo di un cocchio trainato da due draghi alati che gli è stato donato da Helios.

Medea, a differenza di molti casi dei giorni d’oggi, non uccide per patologie legate al parto.

Non uccide per avere i figli sempre con sé.

Medea uccide per togliere la possibilità a Giasone di avere una stirpe che continui negli anni e che onori la sua esistenza.
Giasone deve essere dimenticato e nessuno più deve cadere nelle sue reti ingrate.

In fondo, fu lui stesso che ricordò a Medea che non è la madre ad aver bisogno della prole.

Ella, agli occhi di tutti, è solo una barbara.

Cosa accadde al bel Giasone?
Le leggende hanno due versioni:
La prima prevede che l’eroe morì di crepa cuore per aver perso i figli.
La seconda, la mia preferita, vuole che Era scagliò contro Giasone il frammento di Argo che l’uomo aveva offerto in sacrificio nel suo tempio di Corinto.
Medea
Medea infanticida. Pittore d’Issione. Anfora campana a collo distinto.  Cuma 330 a.C.
Museo del Louvre
Parigi

Questo mito ci regala una donna forte e determinata.

Una donna che prese vita in un sistema di leggi molto lontane dalle nostre.

Per il tempo che fu suo va giudicata.

Per la sua leggenda ci ha ammaliati.

 

 

Author: Altea Alaryssa Gardini