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Il diavolo, i santi e i cani: il cane nelle leggende medievali.

Il Medioevo è un periodo ricchissimo di storie e leggende legate al diavolo, ai santi e agli animali. Inutile dire che questi ultimi se la vedono sempre molto brutta, pur essendo incolpevoli.

Oggi andiamo a scoprire alcune leggende, piacentine e non, che hanno proprio questi protagonisti.

Ma prima, cerchiamo di capire com’era il rapporto fra gli uomini e i cani nel passato…

I cani nel Medioevo.

I cani nel Medioevo erano già da molto tempo compagni d’avventura dell’uomo. Lo accompagnavano a caccia, difendevano le case, lo affiancavano nella cura del bestiame. Il cane appare accanto all’uomo circa 15000 anni fa e da allora l’amicizia non si è mai incrinata.

Dunque, il rapporto fra cani e uomini era ottimo. I cani erano persino citati nella Bibbia in diversi episodi: quando si prendono cura di Giobbe malato e abbandonato, li ritroviamo alla tavola del ricco Epulone, che raccolgono gli avanzi. Se nella Bibbia i cani avevano un posto d’onore (e sembra davvero che Gesù avesse uno sguardo d’affetto per loro), nel mondo medievale non potevano che essere  amati, in una cultura in cui la religione era parte del quotidiano e i testi sacri dettavano non solo legge morale, ma anche “moda”.

Il diavolo, i santi e i cani:

Nonostante l’affetto, però, il rapporto era ben diverso da oggi: l’animale da compagnia, c’era, certo, il cagnolino che stava con le signore ed era vezzeggiato dalle padrone, ma molto spesso i padroni avevano ben poco tempo da dedicare a coccole e attenzioni ai cani da lavoro.

Questioni teologiche

Il cane, poi, era un “animale”: la parola deriva da “anima”, e in questo caso era usata in un senso specifico. I dotti teologi avevano decretato che l’anima vera era privilegio umano, mentre gli animali possedevano un’anima nel senso di semplice soffio vitale, di “vita” e che perciò a loro non era dato l’accesso al Paradiso. C’era la speranza che gli animali, che facevano comunque parte della Creazione, trovassero al compimenti dei tempi la loro giusta posizione, però nella realtà attuale, il cane aveva ben poche speranze di vita eterna.

Il diavolo, i santi e i cani:

Il cane nel medioevo, buono o cattivo?

Allora come oggi “cane” è una parola con varie accezioni: simbolo di amicizia e di fedeltà, persino di pietà, possono essergli attribuiti “sentimenti” e atteggiamenti umani.

D’all’altra, è l’immagine del “cane senza padrone“: il randagio, che assume una connotazione del tutto negativa. Randagio, traditore, creatura pericolosa… creatura sacrificabile per salvare anime.

Nel Medioevo, cani randagi creavano branchi non dissimili per caratteristiche e pericolosità da quelli di lupi, con il rischio di trasmettere con i morsi gravi malattie. Da qui il duplice atteggiamento verso la razza canina.

I Santi e i cani – San Rocco

Accanto a molti santi, nell’iconografia tradizionale, appaiono cani. Talvolta piccoli compagni di viaggio come Reste, che accompagna San Rocco. Santo di origine francese, vissuto intorno al 1300 e molto venerato dalle parti di Piacenza e nella bassa lodigiana, è protagonista di una leggenda molto suggestiva: dopo aver viaggiato a lungo predicando e medicando i malati di peste, si fermò a Piacenza dove la pestilenza miglia da Piacenza, trovò riparo in una grotta,  soffrendo molto per un un bubbone all’inguine.

Sarebbe certo morto di stenti prima che di peste, se un cagnolino, ogni giorno puntualmente, non gli avesse portato del pane.

San Rocco guarì e riprese il cammino, accompagnato dal suo cane.

San Giovanni Bosco

San Giovanni Bosco ricevette il provvidenziale aiuto da un grosso cane grigio in occasione di un agguato. Il cane mise in fuga gli assalitori e salvò il Santo. Qualcuno asserisce che fosse il suo stesso angelo custode, sotto quella forma.

Molte immaginette, specie quelle datate, affiancano santi e sante a cani, come simbolo della loro fedeltà a Dio e della loro mansuetudine.

Ma non tutti i cani di cui ci racconta il leggendario cristiano sono così amati e venerati…

Il diavolo, i santi e i cani:

I Cinocefali

ci sembrano più legati a culture pagane, ci fanno pensare ad Anubi e ad altre antiche divinità… eppure anche la religione cristiana ha i suoi santi cinocefali.

Perché Forse per rendere onore alla grande fede del santo, san Cristoforo è rappresentato in talune occasioni con la testa da cane?

No. Perché, ancora in  epoca cristiana, si pensava che esistesse davvero una popolazione di cinocefali, un po’ come quella dei giganti, e anzi molte diverse religioni contemplavano la presenza di questo popolo forte e cattivissimo, temuto da tutti. Eredi di Anubi? le versioni della loro origine sono diverse: sta di fatto che Cristoforo, secondo questo filone leggendario, era un cinocefalo convertito al cristianesimo e per questo ancor più strabiliante di molti altri convertiti.

Ma su San Cristoforo è stato raccontato e detto così tanto che oggi è il patrono di un sacco di attività. Con o senza testa di cane.

I Santi e i cani – non sempre un incontro felice

Ci sono altresì varie leggende legati spesso ai ponti del diavolo in cui per i cani l’incontro coi santi non è molto piacevole.

Ponti del diavolo: ne abbiamo parlato qui

Lo schema più o meno è sempre lo stesso: cittadini incauti chiedono al diavolo un grosso favore, tipo, appunto, la costruzione di un ponte in un luogo impervio, o la rimozione di sassi, o altre imprese complicate. Il demonio, puntualmente, accetta, chiedendo in cambio un’anima, di solito quella del primo che passa sul ponte.

I  cittadini non si fanno mai molti problemi (pensate a come hanno trattato San Rocco) e via a stringere patti di sangue.

La mattina dopo, di fronte a ponti luccicanti nuovi di pacca, però le  certezze popolane cominciavano a vacillare.

Chi passa prima? Il sindaco, che dovrebbe sacrificarsi per la sua gente? Un bravo soldato, che suvvia fra il bene e il male è sempre guerra… Il parroco perché è buono? Il sacrestano che rompe troppo con le campane?

A questo punto, arriva un Santo che, dopo  aver redarguito la popolazione e indetto digiuni e penitenze, ha la genialata di far passare un cane sul ponte.

Talvolta è una pecora,  o una gallina: ma il cane va per la maggiore. IL diavolo si piglia quello che passa e se ne torna scornato negli inferi.

Siamo dunque  grati ai cani anche per questi servizi di salvataggio  anime.

Il diavolo, i santi e i cani:

Il santo Cane

nella tradizione popolare, si tramanda la storia drammatica di san Guinefort.

Un cavaliere che aveva da poco avuto un bambino, tornando a casa notò la stanza del piccolo sottosopra. vide il proprio cane, Guinefort, tutto lordo di sangue e, pensando avesse ucciso il bambino, lo passò a fil di spada. Ma il bambino era vivo: poco più in là da dove il piccolo era caduto, i resti di una serpe uccisa dal cane.

Il cavaliere allora fece seppellire il cane con tutti gli onori e per  la  gente del posto iniziò una venerazione al pari dei santi umani. Si arriva al XX secolo perché il culto di san Guinefort venga abolito.

Il cane nero

Altro cane leggendario è il cane nero, ma questa volta ci dobbiamo spostare in Inghilterra e in Irlanda, dove nelle buie notti, nei sentieri boscosi, si cela una mostruosa creatura: dagli occhi rossi, dalle zanne spaventose, gli enormi cani neri infernali aspettano i viaggiatori incauti per portarli con sé all’inferno.

In altre leggende, cani neri invece sorvegliano i sentieri affinché chi vi passa di notte giunga sano e salvo.

A queste leggende si unisce il folklore tipico inglese, ricco di creature mostruose e infernali.

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About Post Author

Antonia Romagnoli

Antonia Romagnoli è blogger, webmaster e scrittrice piacentina. Ha pubblicato diversi romanzi, spaziando dal genere fantasy – con la Saga delle Terre è stata due volte finalista al Premio Italia – al romanzo storico rosa. Si dedica principalmente all’800 inglese, in cui ha ambientato la serie delle Dame Fantasma e “Il libertino di Hidden Brook”. Sempre all’800 dedica il blog “il salotto di Miss Darcy”, sito di carattere storico e culturale dal quale ha tratto “Regency & Victorian – in viaggio fra usi e costumi dell’800 inglese”, volume che raccoglie i principali articoli e tematiche affrontati. Collabora con il sito e l’associazione Cultura al Femminile come articolista e come seo consultant.
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