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Zitkala-Sa: una Yankton Sioux tra musica, scrittura e impegno sociale

La storia di Pocahontas, credetemi, è sopravvalutata. Ha goduto di una trasposizione fiabesca dal meritato successo, ma quella reale è ben più triste. Una vicenda come quella di Zitkala-Sa, invece, parla davvero di resilienza, radici e profonda rivoluzione.

Di azione e reazione. Scommetto che non ve l’hanno mai raccontata. Scopriamo insieme la vita di questa donna, scrittrice e compositrice, nata nelle terre dove per millenni vissero le tribù delle pianure, accomunate in seguito dal nome di Sioux.

Zitkala-sa

Ziktala-Sa, dall’infanzia nella riserva alle scuole di rieducazione

Per essere precisi, la madre della piccola Gertude, che solo più avanti inizierà a usare il suo nome tribale, era una nativa. Del padre, angloamericano, si sa ben poco e… questo già dice molto.

Siamo nel 1876 e loro figlia vede la luce nella Riserva Indiana di Yankton.

Non il migliore degli inizi, ma abbastanza in linea – purtroppo! – con le prospettive dell’epoca. Tuttavia è una bambina amata, cresciuta con la tenerezza e la libertà tipiche del suo popolo: pochi mezzi, grande serenità.

È il 1884 quando Zitkala-Sa segue i missionari del Manual Labor Institute a Wabash.

La madre non avrebbe voluto lasciarla andare, ma Zikatala-Sa è piccola e piena di sogni: chissà com’è il mondo fuori dalla riserva. Le raccontano dei treni, dei campi immensi, della possibilità di apprendere nuove cose.

La bambina libera e dalla mente sveglia è sedotta da questa prospettiva. Si scontra invece con una realtà ben diversa.

Leggere e scrivere a un alto prezzo: la cancellazione dell’identità.

Zitkala-sa

La prima imposizione che Ziktala subisce è l’obbligo di recidere ogni legame con la sua cultura, iniziando fuor di metafora proprio da un drastico taglio di capelli. Pratica che, peraltro, aveva un significato infamante per le popolazioni Sioux.

La piccola si nasconde in una stanza – lo racconterà, donna adulta e consapevole, nella sua autobiografia – ma viene inseguita, acciuffata, legata a una sedia e privata delle trecce con due colpi secchi di forbice.

Lei, che quando ricorda quel momento oltre che scrittrice è anche educatrice e madre, specifica che in quelle scuole i bambini erano trattati come piccoli animali.

Il fatto è che così erano visti. Né più, né meno.

Bisognava imparare presto l’inglese, perché era vietato parlare lingue tribali, e la disciplina strettissima era volta a fare di ogni piccolo nativo un vero “americano”, sebbene caratterizzato da un colorito indecoroso. Ma la giusta compostezza poteva spingere gli interlocutori a far finta di non notarlo troppo…

Zitkala-Sa, persa tra due mondi, trova nell’arte la sua bussola.

Quando Zitkala-Sa va a trovare la madre durante un periodo di vacanza scolastica, scopre di sentirsi estranea alla riserva come si sente ancora estranea alla scuola. Potrebbe restare, ma decide comunque di ripartire.

Sebbene l’ambiente del Manual Labor Institute sia tirannico e umiliante, studiare a lei piace.

Ha imparato a leggere, scrivere e sta imparando a suonare il violino, che sarà parte integrante del suo futuro.

Per l’istruzione le è stato chiesto un prezzo pesantissismo – la mortificazione della propria persona e delle proprie radici – eppure la sua sete di sapere la spinge ad andare avanti. Si diploma nel 1895.

Di nuovo, spirito inquieto alla ricerca di equilibrio tra le sue radici e le forze esterne che hanno piegato il suo esile tronco, riparte nel 1900 per insegnare musica alla Carlise Indian School.

Da vittima a carnefice? Zitkala-Sa non riesce a trovare vera pace come insegnante.

D’altronde il fondatore dell’istituto in cui insegna aveva come motto kill the indian, save the man. Nei suoi studenti rivive il proprio trauma e allora scrive, scrive e scrive, per mettere ordine tra i pensieri e le forze opposte della sua vita, in cerca di una direzione.

Zitkala-Sa scrittrice e compositrice.

Mentre il suo quotidiano si complica e si arricchisce – la famiglia materna è caduta in povertà, gruppi di coloni si sono insediati sulle loro terre; d’altro canto accetta un lavoro come impiegata al Bureau of Indian Affairs e incontra l’uomo che sarà suo marito, Zitkala-Sa esprime con parole e note l’amore e la profonda comprensione per ciò che hanno cercato di strapparle e cancellare: la sua cultura.

Con dolcezza e tenacia raccoglie leggende indiane, scrive articoli di denuncia, combatte contro le storture del famigerato Bureau of Indian Affairs, sfata le dicerie sui nativi egoisti e selvaggi, raccontando a cuore aperto di sé e di tutto ciò che fa di lei una Yankton Dakota dei Sioux.

“I thank you for your book on Indian Legends. I have read them with exquisite pleasure. (…) Your tales of birds, beast, tree and spirit can not but hold captive the hearts of all children. They will kindle in their young minds that eternal  wonder which creates poetry and keeps life fresh and eager.” Helen Keller sulle Indian Tales

D’altronde la sua cultura, più ampia di quella concessa usualmente a qualsiasi donna dell’epoca, la rende consapevole delle diseguaglianze, delle sperequazioni, delle violenze contro il suo popolo e anche contro il suo sesso.

E, avendo anche approfondito quello che oggi chiamiamo public speaking, Ziktala- Sa è in grande di dar voce a ciò che sente.

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The Sun Dance Opera: il canto più alto dell’Uccellino Rosso

Il suono, d’altronde, si lega al suo destino già nel nome: Zitkala-Sa significa Red Bird, appellativo che indica un uccellino dal piumaggio rosso, tipico delle sue terre.

La padronanza del violino e dell’espressione tramite musica è tale che Zitkala-Sa scrive il libretto e le canzoni di The Sun Dance Opera.

Solo lei – così profondamente Sioux e così profondamente musicista – poteva affermare l’identità culturale dei nativi raccontando uno dei loro rituali più importanti all’interno di un contesto strutturato e tendente al sublime come l’opera di stampo europeo.

Porta la poetica del suo popolo in una forma d’espressione tipica dei bianchi, dissolve una gerarchia, unisce due estremi e crea qualcosa di rivoluzionario: compie quindi un gesto di rottura e di unione, che scioglie e scavalca proibizioni e differenze, nel nome della musica.

E lo fa in un periodo in cui tutte le “danze improprie”, le “usanze degradanti” erano vietate: la danza del sole, in particolare, sacra tra le sacre, fisicamente intesa e impressionante, era diventata tabù.

Nel corso della sua vita, Zitkala-Sa fa mille altre cose.

Ma era in pace? Non ne sono sicura. La sua vita spirituale è tormentata.

Tracce delle sue cicatrici emergono in alcune protagoniste delle sue storie: appaiono così eroiche che si rivelano frutto di sogni di riscatto intensi e vividi, per compensare la grigia fatica di una lotta quotidiana che Zikatala-Sa combatte con pazienza, a colpi di note e di parole.

Ha vinto, il nostro coraggioso usignolo Sioux? Non saprei. Voi avete visto The Sun Dance Opera in TV? Ecco.

Volete approfondire? Ecco alcune fonti e siti dove sbirciare

The Sun Dance Opera

 

Alcune Opere di Kitkala-Sa

http://digital.library.upenn.edu/women/zitkala-sa/stories/stories.html

due link più generici

http://nativeamericanwriters.com/zitkala-sa.html

https://www.utahwomenshistory.org/bios/zitkala-sa/

IMMAGINI

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Zitkala-Sa,_1898.jpg

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/78/Zitkala-Sa.jpg

https://en.wikipedia.org/wiki/Sun_Dance#/media/File:Fort_Hall_Reservation._Shoshone_Indian_Sun_Dance_-_NARA_-_298649.tif

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About Post Author

Sonia Morganti

Sonia Morganti è segretaria di giorno, autrice di notte, escursionista in vacanza, lettrice pendolare. Nata sotto il Circeo, come Ulisse ha seri problemi a chiudersi in un confine definito.
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